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venerdì 24 giugno 2011

L'Agghiacciante Storia dei Sanguinari Principi Neri


 [1]“L’Agghiacciante Storia dei Sanguinari Principi Neri”



Quest’oggi, miei cari ragazzi, vi voglio portare in un’avvincente ma terrorizzante viaggio in un mondo parallelo al nostro. Secondo molte teorie, infatti, coesistenti alla nostra realtà, esistono parecchi mondi paralleli, in cui quello che conosciamo e viviamo è completamente stravolto. Il mondo che, ora vi voglio descrivere, grazie alla nostra indifferenza e alla nostra profonda accidia, si è completamente traslato nella nostra realtà. Esso è un universo interamente invaso dalla violenza e dall’orrore delle persone che sono costrette a viverci. Esso, in breve, è il mondo della “Camorra”. Quando si pensa alle organizzazioni camorristiche, viene subito in mente una serie di [2]“Clan Rivali” che, nell’anarchia più totale, si fanno la guerra in tutta Napoli e provincia. Tale descrizione, però, non è del tutto corrispondente alla realtà concreta. Nella provincia di Caserta, infatti, esiste una “Consorteria Malavitosa” che è molto più simile a Cosa-Nostra. Noi, in effetti, continuiamo ad annoverarla nella compagine malavitosa napoletana, però, sarebbe più corretto inquadrarla con il nome di Mafia. Essa, in poche parole, è la “Corporazione dei Casalesi”. Questa, miei cari signori, è la storia che voglio delineare davanti ai vostri occhi. Vicenda cruenta e molto cupa che, riguarda principalmente, la vita dei componenti di questa terrificante organizzazione criminale. Facciamo, dunque, un po’ di Storia!                                                                                                         Negl’anni 70, in Campania c’erano due differenti “Clan Camorristici” molto legati a “Cosa Nostra Siciliana”. Il primo faceva capo a Michele Zaza, specializzato nel contrabbando di Sigarette (controllava la zona del porto di Napoli); l’altro, invece, era il “Clan Nuvoletta” nativo di Marano che controllava la provincia di Caserta. Questi due Gruppi Criminali, all’epoca, erano talmente in relazione, con la “Mafia Siciliana”, da esserne affiliati. Lorenzo, Angelo, e Ciro Nuvoletta, infatti, furono “Ponciuti”. Questi tre fratelli, furono, infatti, punti con una spina, un “Santino” da tenere in mano finché non si brucia del tutto, le parole del giuramento. Quest’ultimi, per meglio chiarire, si legarono prima a Stefano Bontate   (spesso riportato in taluni documenti come Bontade) e poi con i “Corleonesi”. Nella loro Tenuta, infatti, una grande masseria situata vicino a Poggio-Valesiana, si sono nascosti, per un largo lasso di tempo, molti latitanti o persone costrette al cosiddetto “Soggiorno Obbligato”, come Gaspare Mutolo. In quello stesso luogo, poi, ci sono state riunioni con “Importanti Capi-Mafia” come Pippo Calò e Salvatore Riina detto Toto. I Nuvoletta, grazie anche a queste “Forti Alleanze”, riuscirono a controllare gran parte della provincia di Caserta e a fare il loro “Sporco Lavoro” che consisteva, principalmente, in contrabbando di sigarette e estorsione. Costoro, poi, hanno sfruttato tutta questa ricchezza per comprarsi grandi appezzamenti di terra su cui installare allevamenti di bufale e fare i “Proprietari Terrieri”, proprio come si faceva nei secoli passati. Quel “Sfavillante Mosaico”, basato sul sangue e sulla violenza, infine, iniziò a sgretolarsi sotto i colpi della “Nuova Camorra Organizzata”. Questa “Nuova Organizzazione Malavitosa”, in poche parole, voleva estendere, quella che io ho già chiamato in diverse occasioni, la loro “Supremazia Psicologica”, su tutta Napoli e Campania. Alcuni “Capi-Mafia Napoletani”, tra cui anche i Nuvoletta, decisero che, per riuscire a contrastare Cutolo, dovevano formare una sorta di “Santa Alleanza”. Voi direte, ne valse la pena? Sì, miei cari lettori, perché in gioco c’erano un sacco di soldi: soprattutto quelli che, avrebbero dovuto sostenere la ricostruzione di Napoli, dopo il terremoto del 1980. In questa “Grande Compagine Camorristica”, entrarono molti esponenti di primo piano della “Malavita Napoletana” come Carmine Alfieri e Umberto Ammaturo. In quel periodo, per farla breve, scoppiò una “Feroce Guerra” che fece 250 morti l’anno. Un’“Infernale Carneficina” che, tra il 1978 e il 1983, lasciò sul cosiddetto “Campo di Battaglia”, ogni volta differente, 1500 vittime. Tra gl’uomini dei Nuvoletta, che si scontarono con i “Cutoliani”, c’era un certo Antonio Bardellino. Costui, proprio com’era accaduto per i Nuvoletta tanto tempo prima, fu affiliato tra gl’“Uomini D’Onore di Cosa Nostra”. Il “Giuramento” di quest’ultimo, infatti, si celebrò nella suddetta masseria alla presenza di Rosario Riccobono, altrimenti detto “Saro”. Bardellino, inoltre, col passare del tempo, fece amicizia con “Importanti Boss Siciliani” come Gaetano Badalamenti, Stefano Bontate e Tommaso Buscetta, altrimenti detto il “Boss dei Due Mondi”. Bardellino, a dire la verità, prima di entrare, per così dire, nel “Giro dei Grandi”, fece molta strada. Egli, infatti, aveva incominciato la propria “Carriera Criminale” con qualche furto e qualche rapina in cui colpiva, soprattutto, i “Tir” per la strada. Costui, però, avendo dimostrato, nella Guerra contro Cutolo tutto il “Suo Coraggio” e la “Propria Sagacia”, poté diventare un “Socio alla Pari” dei Nuvoletta. Bardellino, in buona sostanza, fu il “Capostipite” della “Mafia Casertana”, altrimenti detta il “Clan dei Casalesi”. Egli, infatti, fu, si può affermare ormai con una certa sicurezza, il “Primo Boss di Nuova Generazione”. Costui, infatti, come ha affermato lo storico Isaia Sales, ebbe  un “Ruolo Straordinario” nella Storia degl’“Affari di Camorra”, perché fu il “Primo Imprenditore di Camorra” a fare investimenti in Sud’America. Egli, inoltre, aveva un contatto con i “Grandi Trafficanti”; costui, poi, fece i primi investimenti in Spagna. Il “Suo Profilo”, però, nonostante tutto questo, è stato pressoché velato fino a un certo momento della “Storia Camorristica”. Il nostro primo protagonista, in altre parole, quando diventò una tra le più “Importanti Colonne” di quella particolare organizzazione malavitosa, riuscì a ottenere molti soldi che, grazie alle “Sue Grandi Capacità Imprenditoriali”, fece fruttare; per ottenere tutto ciò, però, egli ha adoperato, quando l’ha ritenuto (almeno dal suo punto di vista) necessario, anche la violenza. Bardellino, infatti, poteva contare su qualche centinaia di uomini che, all’occorrenza, erano capaci di una sanguinaria brutalità. Questo “Folto Gruppo di Fuoco” era formato da persone come Mario Iovine; quest’ultimo, in realtà, volendo essere precisi, aveva iniziato la sua cosiddetta carriera, facendo proprio  il rapinatore di Tir assieme a Bardellino.  Mario Iovine, però poi, diventò il suo braccio destro. In questa “Oscura Squadra della Morte”, però, c'erano anche Raffaele Diana e i Fratelli Antonio e Paride Salzillo e due persone di Casal di Principe ossia Francesco Schiavone e Francesco Bidognetti anche detto Cicciotto 'e mezzanotte”; quasi tutte le persone, sopracitate in realtà, sono nate e o cresciute tra Casal di Principe, San Cipriano e Casapesenna. Esse furono chiamate, nell’“Ambiente Camorristico”, “I Bardellini”. Costoro, dobbiamo dirlo con molta franchezza, sono nati nella “Miseria”[3]. I loro genitori, infatti, erano soltanto dei “Semplici Braccianti”. Tali individui, in altre parole, vedevano, nel loro futuro, solamente due scelte: o continuare a fare i “Zappatori”, come tutti gl’altri maschi delle loro rispettive famiglie, o entrare nel “Mondo della Criminalità” per avere un po’ di benessere e ricchezza. Il luogo di nascita dei nostri protagonisti, in buona sostanza, poteva considerarsi, per lo meno all’epoca, un “Terreno Fertile” per la “Camorra”. Il “Quadrilatero Cittadino”, formato da Casal di Principe, San Cipriano, Casapesenna e Villa Literno, che una volta si chiamava Albanova, non era altro che un enorme e caotico agglomerato di cemento armato completamente saturo di viuzze strettissime, dove non c’era il “Sole” neanche a mezzogiorno. I palazzi, infatti, lì sono stati sempre, per lo meno fino a metà degl’anni 90, tutti addossati gl’uni sugl’altri e non si capiva, dove finiva un paese e dove ne incominciava un altro. Lì, per farla breve, non vi è mai stato un “Semplice Luogo di Ritrovo”, un cinema; i “Mezzi Pubblici”, inoltre, erano sempre dissestati.  La “Povera Gente” di lì, in poche parole, per riuscire a salire la cosiddetta “Scala Sociale”, almeno di qualche gradino, guadagnandosi in tal modo un po’ di “Effimera  Ricchezza”, doveva e forse ancora deve, necessariamente, delinquere. L’indigenza, più profonda però, spesso può portare anche alla “Mera Ignoranza” e a veri e propri “Drammi Familiari”. La madre di Mario Iovine, per esempio, aveva tradito il marito con tutti e soltanto in punto di morte decise di Pentirsi. Iovine, per meglio chiarire, crebbe additato come il “Figlio di Nessuno”; guardato, per chiarirci, dall’alto, in basso da tutti e con una “Rabbiosa Voglia” di “Riscatto Sociale”. Tutte queste carenze socio-culturali ed economiche, però, erano, sono e sempre saranno il “Primo Prodotto” di una “Persistente Disoccupazione” che, in alcune zone, può arrivare a livelli inimmaginabili. Un contadino di Casapesenna, infatti, coinvolto in un’inchiesta fatta dalla “Facoltà di Sociologia” dell’Università Napoli, ha affermato che la “Camorra è nata per colpa della Disoccupazione, perché chi deve Campare, se non trova Lavoro, si Butta sulla Camorra”. Costui, inoltre, ha dichiarato che suo padre diceva che, ai tempi di Antonio Pagano, la Camorra era una “Cosa Buona”; questa, invece, è una “Vergogna, pensano solo ad’Arricchirsi, Spadroneggiano e ci tolgono pure l’Aria che Respiriamo”. Miei cari lettori, in buona sostanza, questo è stato il “Desolante Scenario” in cui sono cresciuti i nostri protagonisti che, da “Miseri Straccioni”, sono voluti diventare gl’“Oscuri Signori” della loro terra. La loro ascesa incominciò, proprio come fu intrapresa dal loro capo Bardellino. Essi, infatti, iniziarono facendo furti, rapine e taglieggiamenti. Gli altri camorristi all’inizio non li considerarono, perché non davano troppo fastidio. Costoro però, con il passare del tempo, iniziarono a montarsi la testa e allargarsi da Casal di Principe ad Aversa e a San Cipriano. La loro zona d’influenza, però, a un certo punto si allargò a tal punto da costringerli a fare una scelta: allearsi con la nuova camorra organizzata di Cutolo oppure allearsi con il clan dei Nuvoletta. Essi, come abbiamo già visto, optarono per la famiglia dei nuvoletta. Questo comportò la decisione di eliminare Simeone, “Capo-Bastone” della loro zona, appartenente alla fazione Cutoliana. In quel periodo, infatti, la tensione e la violenza sono arrivate al punto tale che il terrore della gente di quei luoghi si poteva “Tagliare con il Coltello”. I nostri protagonisti per affermare il loro potere decisero di attaccare quello che era considerato il luogo sacro dei Cutoliani, il circolo dei pescatori di Torre Annunziata. Li, infatti, la domenica mattina, si riuniscono i Cutoliani di Panza. Questo sanguinario scontro, attenzione miei cari amici, non era una disputa per una questione di confine ma era un vero e proprio conflitto per conquistare il territorio della parte avversaria. Un giorno, per esempio, per apparire solo come dei muratori che tornavano dal lavoro, Bardellino affittò un pullmino. In quell’occasione ci furono quasi tutti i membri della gang; mancava, infatti, soltanto Ernesto Bardellino. Egli, per meglio chiarire, era considerato il diplomatico del gruppo. Quest’ultimo, in poche parole si mise a fare il politico e fu eletto, come vedremo fra poco, sindaco di San Cipriano. Quest’orrenda strage, così come tutte le altre, fu talmente rapida e sanguinaria che in un quarto d’ora ci furono otto morti e sette feriti. Queste atroci imprese furono così clamorose, che dopo poche ore, già tutti gli abitanti della zona ne erano a conoscenza. Questo anche grazie a quei luoghi che si possono definire “Tele-Capera”. Questi particolari ambienti, miei cari e divertiti ragazzi, non sono altro che quei determinati ambiti in cui si può spettegolare di qualsiasi cosa senza alcuna remora. Miei cari compagni di viaggio, in poche parole, stiamo parlando di bar, saloni di bellezza e barbieri. Lì, infatti, si è iniziato a dire che in una determinata azione, invece che in un’altra, schiavone teneva un coltello in bocca e si è messo a “Scannare la Gente”, assomigliando proprio a Kabir Bedi in Sandokan, oppure che uno dei membri della banda, sembrava un “Marines” pronto alla guerra. Quelle feroci stragi, se non si fosse ancora Capito, erano proprio “Atti di Guerra”: un’“Infernale Guerra di Guerra di Conquista” che si e svolta su tutto il territorio campano e che coinvolgeva, per così dire, anche i “Civili”. Tele-Capera, infatti, un giorno, ha raccontato che Iovine si era messo a sparare davanti a un bar come se niente fosse. Tutto ciò, col passare del tempo, ha alimentato  l’“Oscuro Mito” dell’Invincibilità e della “Sostanziale Impunità” di questi che sono, diciamolo esplicitamente, “Pazzi Assassini” e ha contribuito a inculcare, nella coscienza di buona parte dei “Cittadini Campani”, una sorta di “Profondo Timore Riverenziale” nei confronti di questa “Criminalità Nobiliare”, costruendo in tal modo, un “Forte Muro d’Omertà”. Quest’“Invisibile Barriera di Silenzio”, lo posso affermare con una certa indignazione, è rafforzata dallo “Strano Comportamento” della cosiddetta “Stampa Ufficiale”. Essa, infatti, com’è stato affermato dal giornalista-scrittore Sergio Nazzaro, sembra occuparsi, di questi “Atroci Conflitti”, soltanto quando questi determinati atti, (consistenti in incendi, rapine, sparatorie, attentati, esplosioni in piena notte) arrivano a una quantità tale da non disturbare solamente le persone di una determinata zona, ma anche qualcuno di altre regioni del paese; quando cioè, la cosa è troppo eclatante per passare sotto riserbo. In quel particolare territorio, però, qualcuno, in quel preciso momento, senza che nessuno se ne accorgesse, ha edificato un vero e proprio “Impero”. Un “Oscuro Regno del Terrore”, di cui nessuno (tranne Tele-Capera) parla. Un lugubre e sinistro silenzio di tomba, quindi, la cui sacralità, nonostante gl’“Edificatori” di quest’“Insanguinato Reame” abbiano fatto e continuano ancora a fare un sacco di rumore, non può essere mai violata, pena la “Morte”. Andiamo avanti, però, con ordine. Ernesto Bardellino, come abbiamo già anticipato, si era messo in politica e fu eletto grazie ai voti del “Partito Socialista”. Miei cari convitati, come potete facilmente comprendere, non è stato mai facile fare politica onestamente in un contesto del genere. Lorenzo Diana, (Ex parlamentare [4]“Ds-Responsabile dell’Osservatorio Antimafia”) ha dichiarato, in una sua intervista, che lui e i suoi colleghi, a metà degl’anni ottanta, avevano percepito che “La Camorra stava avanzando e avanzava nella Sostanziale Impunità”. Diana, infatti, ha affermato che “Man mano che la Camorra, metteva le Mani su tutti i Comparti della Vita Sociale ed Economica, metteva più Radici, diveniva un Mostro”, lo “Stato non l’ha Contrastava”. “Il Clan dei Casalesi”, in altre parole, “E’ potuto divenire, quello che è Oggi, perché non fu contrastato a suo tempo”. Diana, però, nella medesima intervista, ha fatto anche un’altra pesante dichiarazione. Egli, infatti, completando il discorso, dice che il suddetto Clan “Non solo, non fu Contrastato, ma talvolta fu anche assecondato e fu anche agevolato d’alcune Collusioni”. Esistono, infatti, miei cari convitati, molti, talvolta eclatanti anche sbalorditivi esempi, di queste collusioni. Una concreta prova di tutto ciò, ci è stata data dalla storia del “Direttore Generale” dell’ASL (“Azienda Sanitaria Locale”) della zona, che all’epoca, si chiama USL (“Unità Sanitaria Locale”). [5]Le figlie di quest’ultimo, appartenenti alla “Buona Società Borghese”, consideravano i  cosiddetti Bardellini come veri e propri “Servi della Gleba”, ossia quasi come una “Feccia Sociale”. Qualche anno dopo, però, voi non ci crederete, ma si scoprì, che il suddetto dirigente, si era messo a concludere affari proprio con i Casalesi. Egli, cioè, vendeva delle “Protesi Meccaniche” a delle cliniche collegate al Clan. Un altro esemplare caso d’“Accordo Fraudolento”, posto alla ribalta in quest’ultimi tempi, è stato quello di Nicola Cosentino. Cosentino è nato il 2 gennaio 1959 a [6]Casal di Principe. Costui, in questo periodo, è “Coordinatore Regionale” per la Campania del “PDL”. Egli si appassionò alla politica molto presto. Il nostro “Primo Coprotagonista Politico”, infatti, a soli diciannove anni, è diventato “Consigliere Comunale di Casal di Principe”. Egli, però, come forse avete già avuto modo di comprendere, grazie ad’altri articoli, non si è mai accontentato di qualche “Misera Poltrona Locale”. Egli, infatti, tra il 1978 e il 1980, ha occupato il posto di “Consigliere Provinciale” di Caserta. Nel 1983, poi, è diventato, per ben due anni, “Assessore con Delega ai Servizi Sociali”. Nel 1985 è stato rieletto consigliere provinciale e gli è stato conferito l’incarico di assessore alla pubblica istruzione e infine nel 1990 ha avuto l’incarico di assessore all’agricoltura.                                                                                                                                 Nella seconda metà degli anni novanta ha iniziato a militale con Forza Italia. Il nostro “Homo Novus”, infatti, e stato eletto consigliere regionale della Campania proprio con quest’ultimo partito, avendo soltanto nella provincia di Caserta 12851 preferenze, pari al 31,5% dei voti di preferenza espressi. Nel 1996, sempre con Forza Italia, è stato eletto alla camera dei deputati. Nel 2001 e poi nel 2006, rimanendo sempre nell’orbita berlusconiana, è stato riconfermato come membro della Camera dei Deputati. Costui, infine, è stato nominato nel 2008, “Membro del Governo Nazionale” con l’Incarico di “Sottosegretario di Stato all’Economia e alle Finanze”. Tutta questa brillante carriera, miei cari ragazzi, dobbiamo necessariamente metterlo in luce, ha potuto espletarsi in primis grazie alle sue discutibili parentele. Il fratello Mario, infatti, ha sposato Mirella Russo, sorella di Giuseppe Russo, Boss dei casalesi, altrimenti detto “Peppe O’ Padrino”. Egli in poche parole è stato sempre colluso con questa corporazione criminale, che l’ha aiutato in ogni fase del suo avanzamento professionale e politico. Le prime accuse di collusione sono arrivate con la pubblicazione sull’Espresso di alcune dichiarazioni rese da Carmine Schiavone, che confermerebbe l’esistenza di un patto elettorale Cosentino. Il cugino di Sandokan, infatti, (di cui parleremo anche dopo) ha dichiarato: Io era amico di Nicola Cosentino... Io intervenni anche per far votare Cosentino... Però il Riccardi mi sembra che si candidò anche lui, quindi furono divisi questi voti tra il Riccardi e il Cosentino”. Il Clan, poi però, decise, almeno secondo tale testimonianza, scelse d’appoggiare “Solo Cosentino”. Miei cari compagni di viaggio, arrivati a questo punto dobbiamo chiedercelo, che cosa avrebbe fatto Cosentino per i Casalesi in cambio della la sua rapida ascesa politica? Nel settembre 2008 è stato pubblicamente accusato da un esponente di primo piano del suddetto clan, Gaetano Vassallo, di avere avuto un importante ruolo nella società Eco4 nell’ambito del riciclaggio abusivo dei rifiuti tossici. Questo imprenditore mafioso, infatti, ha confessato di aver  “agito per conto della famiglia Bidognetti  quale loro referente nel controllo della società Eco4 gestita dai fratelli Orsi. Ai fratelli Orsi era stata fissata una tangente mensile di 50 mila euro... Posso dire che la società Eco4 era controllata dall'onorevole Nicola Cosentino e anche l'onorevole Mario Landolfi (AN) vi aveva svariati interessi”. Il Pentito Schiavone, in breve, ha affermato di essere stato un diretto testimone di quest’infido patto. Egli, infatti, ha continuato dicendo: “Presenziai personalmente alla consegna di 50 mila euro in contanti da parte di Sergio Orsi a Cosentino, incontro avvenuto a casa di quest'ultimo a Casal di Principe”. Egli, poi, ha continuato le proprie dichiarazioni affermando: “Ricordo che Cosentino ebbe a ricevere la somma in una busta gialla e Sergio mi informò del suo contenuto”.                                                                                                                                                 Nel novembre 2009, in seguito a tutto ciò, i magistrati inquirenti hanno inviato alla camera dei deputati una richiesta per avere l’autorizzazione a procedere nei confronti di Cosentino per reato di “Concorso Esterno in Associazione Camorristica”. I magistrati, per chiarirci, chiedevano, non già di poter processare Cosentino, ma di poterlo arrestare. Il testo del “Mandato di Cattura”, riportava le seguenti motivazioni: “Cosentino Contribuiva con Continuità e Stabilità, sin dagli anni '90, a Rafforzare Vertici e Attività del Gruppo camorrista che faceva capo alle famiglie Bidognetti e Schiavone, dal quale sodalizio riceveva Puntuale Sostegno Elettorale”. Cosentino, in altri termini, avrebbe istituito, a tutti gl’effetti, un “Rapporto d’Affari Paritario” col Clan, “Creando e co-gestendo monopoli d'impresa in attività controllate dalle famiglie mafiose, quali l'Eco4 spa, e nella quale Cosentino esercitava il reale potere direttivo e di gestione, consentendo lo stabile reimpiego dei proventi illeciti, sfruttando dette attività d’impresa per scopi elettorali”. Tale richiesta, nonostante fosse fortemente supportata da fidate e sostanzialmente riscontrate dichiarazioni, non è stata mai concessa. Nell’inverno 2009, infine, un altro “Pentito di Camorra”, Luigi Guida soprannominato O'ndrink, ha rilasciato alcune pesanti dichiarazioni in merito alla gestione della “Società Eco4”. Guida, in poche parole, ha riconfermato e approfondito lo stretto rapporto e la corresponsabilità nello “Smaltimento Abusivo dei Rifiuti” tra Cosentino e i fratelli Sergio e Michele Orsi, collusi con la Camorra. Il primo è stato arrestato per associazione a delinquere, il secondo è stato assassinato, da un gruppo di fuoco guidato da Giuseppe Setola, (di cui parleremo più tardi), il 2 giugno 2008, per aver denunciato dei camorristi.  Ciò dimostra che, come disse una volta un pentito, (vedi “Immondizia: Storia della Decadente Evoluzione della Civiltà Umana”) [7]“A’ Monnezza vale chiù dell’Oro”. Il 28 gennaio 2010, la “Corte di Cassazione”, ha confermato le “Misure Cautelari” per Cosentino. Il 19 febbraio del medesimo anno, il “Nostro Fine Politico”, ha fatto la “Finta Richiesta”, sapendo bene cioè che non sarebbe mai stata accettata, di essere esonerato da tutti i “Suoi Incarichi Governativi”. Berlusconi, infatti, le ha subito rifiutate. Il 22 settembre 2010, la Camera dei Deputati, ha negato, con “Scrutinio Segreto”, l’autorizzazione all’uso delle “Intercettazioni Telefoniche” di Cosentino. Tale istanza era stata inoltrata, qualche tempo prima, dai “PM di Napoli”. Questo particolare rifiuto, cari spasimanti dell’intrigo, è stato espresso con 308 no e 285 sì. L’analisi di questa particolare domanda, in realtà, era stata girata, al suddetto “Organo Parlamentare”, dal presidente della “Commissione Bicamerale” per il controllo degli Enti di previdenza e del Comitato per la Legislazione, il “Finiano” Antonino Lo-Presti, per un’altra analisi della documentazione. Questa particolare delegazione, per meglio chiarire, (poiché tal ente non era riuscito a dare un giudizio unanime), voleva nient’altro che il “Supremo Organo Legislativo”, confermasse o ribaltasse il “Suo Parere Negativo”. Nel luglio 2010 Cosentino è stato coinvolto anche nel nuovo scandalo della “Loggia Massonica P3”. Il 14 di quel mese, infatti, il suddetto politico campano, in seguito ad un incontro con altri esponenti di spicco del PDL, (tra cui Berlusconi e Verdini), ha rassegnato le dimissioni da tutti gli incarichi e si è accontentato della carica di coordinatore campano del PDL. Lo scorso 10 marzo 2011, finalmente, Cosentino, nonostante tutto, [8]“E’ Stato Chiamato alla Sbarra”.  Queste due storie, miei cari amanti delle oscure macchinazioni del potere, comprovano un vecchio detto del nostro paese, che recita così: “Il più pulito ha la rogna”.                                                                                                              [9]Torniamo, adesso, a parlare di Antonio Bardellino. Egli nella prima metà degli anni ’80 possedeva una villa a San Cipriano. Il Boss, però, ci abitava pochissimo in quella casa. Bardellino, infatti, viaggiava moltissimo per i suoi affari, prima come sedicente imprenditore, poi come latitante. Una persona così, miei cari ragazzi, voi capirete bene non può stare troppo agli ordini di altre persone e quest’ultime, nello stesso tempo, non si fidavano più di questo particolarissimo criminale. Questa peculiare mancanza di credito, almeno nel mondo della criminalità organizzata, non si può risolvere che in un solo modo: uccidendo tutti gli altri, cioè annientare, per non essere annientati. I Bardellini, infatti, attaccarono i Nuvoletta e gli altri clan a loro fedeli, come la famiglia Gionta di Torre Annunziata. Per esempio, il 14 giugno 1984 un gruppo di uomini mascherati, fecero irruzione nella masseria di Poggio-Valesiana del clan dei Nuvoletta, sfondando il cancello principale. Qui c’era, uno dei capi del clan avversario, Ciro. Quest'ultimo, vedendosi in pericolo, cercò di scappare. Quest’ultimo, però, non fece mai in tempo. Gl'uomini del commando, infatti, lo colpirono, prima, con un fucile precisione alla schiena, poi lo finirono con un colpo di pistola. In questo particolare tipo di guerra totale, come in tutti i conflitti, ci sono state molte vittime innocenti. I Bardellini, infatti, quando uccisero il suddetto Ciro, fecero un’altra vittima, ossia il sedicenne Salvatore Squillace, che non c’entrava niente con il clan e che fu colpito da un proiettile vagante. Qualche mese dopo, poi, nell’agosto dello stesso anno, i Bardellini assestarono un'altra terribile strage: quindici uomini nascosti in un pullman turistico durante un battesimo fecero un infernale blitz in un ristorante sul mare, uccidendo molti esponenti della famiglia Gionta e anche altre persone incolpevoli, fra cui una bambina di otto anni. Il clan dei Bardellini vinse la guerra. I Nuvoletta, infatti, dovettero pagare anche una sorta di “Pegno” per questa “Pace”. Questa determinata testimonianza di pacificazione consisteva nel consegnare, alle forze dell’ordine, Valentino Gionta, allora latitante. Tale costo, però, lo si può dire con una certa sicurezza, è stato comunque macchiato con il sangue di Giancarlo Siani. Quest’ultimo era un abile giornalista del Mattino, nato a Torre Annunziata e residente al Vomero; Siani, in breve, pubblicò, sulla prima pagina del suddetto giornale, un accurato studio di questa particolarissima indennità. I Nuvoletta lessero questa “Approfondita Analisi Giornalistica” in cui Siani dava dell’infame a Lorenzo Nuvoletta, così il clan si riunì e decise di porre fine alla vita del giovane giornalista. Il 23 ottobre del 1985, infatti, mentre Siani stava parcheggiando la sua macchina sotto casa, due uomini si avvicinarono all'auto e gli sparano contro. In quel particolare periodo, così infernale, morì anche un carabiniere di Marano, alla sola età di 20 anni, di nome Salvatore Nuvoletta (che non apparteneva alla famiglia camorristica). Questo ragazzo fu ucciso, perché qualche tempo prima, i carabinieri della zona eliminarono il nipote[10] di Sandokan, Mario Schiavone detto Menelik. I Bardellini volevano la testa dell’uccisore di Menelik, così qualche informatore, per accontentarli, fece il nome di Salvatore, essendo lui il più giovane e il meno protetto dell’“Arma”. Salvatore, quando seppe di questa “Condanna a Morte”, lo raccontò alla madre e disse: [11]So di dover morire, me lo hanno detto ma non ho paura, io sono un Carabiniere”! Un’altra uccisione eccellente compiuta dai Bardellini fu quella del fratello del giudice Imposimato, costui fu freddato per fare un favore a “Cosa Nostra”; con la quale, sia i Nuvoletta, sia i Bardellini avevano, come abbiamo già posto in luce, stretto alleanza. Questo giudice, infatti, all’epoca stava indagando sui rapporti che c’erano fra la banda della Magliana e la mafia siciliana. I Casalesi, in altre parole, erano, per lo meno all’epoca, in ottimi rapporti con Cosa Nostra e per fargli una cortesia commisero questa “Vendetta Trasversale”. In questo furioso scontro armato morirono anche altri membri delle forze dell’ordine: i carabinieri Carmelo Ganci e Luciano Pignatelli, ma anche dieci agenti della polizia penitenziaria in servizio tra Poggio Reale e Santa Maria di Capua Vetere, tra cui ricordiamo anche Ignazio De-Florio ucciso lo stesso giorno di Franco Imposimato. Miei cari signori, in altre parole, i Casalesi in poco tempo si ritrovano padroni della provincia [12]di Caserta, di tutta la Campania e anche di parte del Lazio. Un impero in piena espansione, soprattutto sul piano economico. In questo periodo, infatti, secondo Federico Cafiero de Raho (Pubblico Ministero del Processo Spartacus) ci fu proprio il boom economico del clan che cominciò a mettere le mani sul mercato del calcestruzzo, quello delle cave degli inerti. C’erano, infatti, molti lavori utili da compiere nella provincia di Caserta, soprattutto dopo il terremoto del 1980. C’erano appalti da accaparrarsi che valevano, tutti assieme, 250 miliardi di lire e infine c’era un contratto per la bonifica dei 320 km degli argini del canale dei Reginali, un lavoro che risaliva al tempo dei “Borboni” un’opera da 500 miliardi di lire. Bardellino, in altre parole, mise le mani dappertutto.  I “Principali Affari”, su cui questa “Oscura Aristocrazia”, mise i “Suoi Artigli”, furono comunque: la “Super Strada Nola - villa Literno”, il “Raccordo dell’Autostrada Roma - Napoli da Ricostruire”; in quel periodo, inoltre, s’incominciò a fare progetti sui “Treni ad’Alta Velocità”. Nel “Mondo degl’Appalti Pubblici”, se sei un Criminale, puoi fare soldi in due modi: il primo è quello di chiedere il “Pizzo” alle “Ditte Appaltatrici” (il 10% per la costruzione delle strade e il 5% per la costruzione degl’edifici); l’altro, invece, è quello di gestire personalmente gli appalti in questione attraverso “Ditte Compiacenti”. L’organizzazione, cioè, creò (secondo Maurizio Vallone - vice questore, dirigente della “DIA di Napoli”) tre differenti consorzi: uno per il “Cemento”, uno per gl’“Inerti” e un altro ancora per gl’altri materiali da costruzione a cui tutti gl’imprenditori, che volevano operare nel campo delle costruzioni, dovevano necessariamente associarsi. Voi vi chiederete, perché tutto ciò? L’edificazione di qualsiasi cosa, miei cari ospiti, comporta l’interessamento di tutta una serie di ditte che, magari in “Subappalto”, si occupino di scavare la terra, oppure di preparare tutti i “Materiali da Costruzione” come il calcestruzzo. Esso, in particolare, va preparato sul posto, perché deve essere usato fresco. Esso, infatti, se non è adoperato immediatamente, non è più buono a nulla. Le “Ditte Pulite”, quelle che per intenderci hanno, oggi come all’epoca, la “Certificazione Antimafia”, possono anche vincere le “Gare d’Appalto” (sto pensando a quelle del Nord), ma poi quest’ultime sono costrette, grazie a minacce e a violenze, a subappaltare  a ditte collegate ai Casalesi. Le imprese, non aderenti a tale sistema, o erano estromesse (oggi come all’epoca) dal mercato, oppure i loro proprietari, come in effetti è accaduto per Orsi, erano eliminati fisicamente. La costruzione del nuovo carcere di Santa Maria Capua Vetere, per Esempio, fu affidata, nel 1993, a una ditta di Parma. Essa, in breve, qualche settimana prima che iniziassero i lavori, mandò un grosso dirigente per i primi sopraluoghi. Costui (secondo Raffaello Magi consigliere-relatore del Processo Spartacus), non avendo mai avuto nulla da spartire con certi ambienti, quando fu avvicinato dagl’uomini del Clan, gli liquidò in maniera veloce. I suddetti emissari, infatti, per tutta risposta, lo “Presero a Schiaffi”. La sera dopo, infine, il suddetto dirigente, fu caricato in macchina per un incontro molto particolare. Egli, infatti, dopo un largo giro nelle “Campagne dell’Agroversano”, fu portato al cospetto di Francesco Bidognetti. Lì, gli fu praticamente imposto, dove doveva necessariamente comprare il cosiddetto “Materiale di Completamento” della suddetta struttura: il “Ferro”, dove comprare le “Porte”, i Bagni” e forse anche le “Chiavi”. Il prezzo di tutto questo materiale, infine, era ed è ancora deciso (in alcuni casi) dal Clan stesso. Mio caro pubblico, però, tutta la tracotanza, dimostrata da Bidognetti in quel determinato caso, non può essere scambiata per “Semplice Spavalderia da Guappo”, ma deve essere considerato come la “Reale Manifestazione” del “Potere” di chi è il “Re” a “Casa Sua”. un totale e concreto Dominio, quindi, che si è dispiegato in modo capillare su tutto il territorio, prima provinciale e poi regionale, attraverso sindaci, assessori e amministratori, che per amore o per forza, sono scesi a patti col Clan; soltanto costoro, infatti, avrebbero potuto dire, alla suddetta “Mafia Casertana”, quali erano gli appalti più convenienti. Diana, infatti, nella sua intervista, ha affermato anche che sempre negl’anni ottanta: “nell’arco di poco tempo”, come abbiamo già visto, “man mano la Camorra comincia a decidere, non solo da chi Farsi Rappresentare, ma comincia a Imporre Sindaci, Assessori, Amministratori nell’Aziende Sanitarie”. Diana, infatti, come esempio di tutto ciò, ci ricorda che: “Nel 1979 c’è la Formazione di una Lista Civica Supportata e voluta da Iovine a Casal Di Principe”.  In quel periodo, in altre parole,  ci sono stati (in alcuni ci sono ancora)  direttori e amministratori compiacenti, capaci di “Maneggiare” fiumi di denaro senza fare troppe domande.  In questo contesto poi, non ce lo dimentichiamo, ci sono anche ditte e imprese per riciclare; non solo, soldati in grado di sparare, ma anche colletti bianchi in grado di fare soldi. Diana, infatti, dice: “Eravamo Deboli, perché non c’era una Presa di Coscienza nella popolazione che aveva un Ritardo nella percezione della Presenza della Camorra in modo Capillare”. Quelli dell’Osservatorio Antimafia, infatti, secondo Diana, si sono sentiti spesso obbiettare: “Ma che ci Interessa; c’è una Parte d’Attività Criminale come in tante altre Parti d’Italia e del Mondo”. L’ex Parlamentare, in buona sostanza, ha posto in luce che lì, per lo meno all’epoca stava “Avvenendo qualcosa di Originale, di più Allarmante”. Il “Clan dei Casalesi”, infatti, secondo il “Collaboratore di Giustizia” Dario De Simone, in una sua intervista, ha affermato che: “I paesi di quella zona vengono monitorati minuto per minuto, metro per metro, più delle forze dell’ordine, perché tutti portano notizie, così si sa tutto di tutti, e non puoi spostarti, se domattina, per esempio, un imprenditore compera 100 ettari di terra, noi lo sappiamo, è successo, lo dico come esperienza personale, io andai a chiamare un imprenditore e gli chiesi se avesse acquistato quegli ettari di terra. Lui mi rispose chiedendomi come avessi fatto a saperlo, considerato che ne erano a conoscenza solo egli stesso, il notaio e il proprietario? Negli anni ’70, per far pagare si mettevano le bombe, dopo gli anni ’70 era ormai un fatto assunto, un principio scontato, un imprenditore arrivava sul posto, e prima di porre in azione la scavatore, veniva a mettersi a posto”. Costui, per chiarirci, sempre secondo De Simone, chiamava personalmente gl’uomini del Clan, dicendo: “Io devo fare questo Lavoro, quanto devo Cacciare”? I “Responsabili del Clan”, per lo meno all’epoca in cui il suddetto “Pentito” militava nella Corporazione, a tale domanda rispondevano con qualche cifra; l’imprenditore, all’altro capo del telefono, diceva Ok,  “A Posto, Fine”. De Simone, infatti, continua dicendo che: “E’ questa la Pericolosità di un Clan Mafioso, quando si Spara significa che c’è qualche Difficoltà, quando la gente ti porta i Soldi senza Minacce, né con la Pistola, né con le Parole, significa che si è assunto un Principio”, per il quale “è tutto Marcio”. Questo determinato Collaboratore di Giustizia, infatti, in ultima analisi, dice che: “E’ come un Lago di Rifiuti, quanto più lo Muovi, più Puzza”. Le parole di De Simone, sembrerebbero essere confermate, dalla giornalista Rosaria Capacchione che, intervistata dalla Trasmissione Televisiva “Speciale TG1”,[13] ha ricordato, rispondendo alle critiche di chi dice che a Casal Di Principe non viene chiesto il “Pizzo”, che, in quella zona, è talmente alto e profondo il livello di “Collusione” da coinvolgere la stragrande maggioranza degl’abitanti di quei luoghi. I “Mafiosi Casertani”, in altre parole, hanno avuto, per così dire, l’intelligenza di decidere di non taglieggiare soltanto quei concittadini che erano e sono ancora loro “Sodali”. Questo significa che tutti i compaesani che non accettano e che mai accetteranno quella forma di adesione sono ugualmente sottoposti  all’infame violenza del Pizzo come tutti gli altri. Miei cari confidenti, come abbiamo ben capito Bardellino è a capo di questo magnifico impero fondato sul sangue. Egli però non è il solo a governarlo; sotto di lui, come abbiamo già detto, c’è un folto gruppo di giovani affamati di potere e che sono capacissimi di comportarsi come delle belve assatanate. Tra di loro non ci sono soltanto Francesco Schiavone, Francesco Bidognetti,  Mario Iovine e i fratelli Salzillo, ci sono stati anche altre persone come Enzo De Falco (detto “il Fuggiasco”), Michele Zagaria. Questo magnifico regno, però, a metà degli anni ’80 cominciò ad avere qualche difficoltà. Bardellino, infatti, investiva i soldi del Clan non sul territorio casertano né italiano, ma soprattutto in Spagna e in Sud’America. Bardellino, inoltre, come ogni buon imprenditore, per stare vicino al “Suo Tesoro”, s’era trasferito stabilmente, proprio in quei paesi in cui la legislazione è più Blanda. Egli, cioè, faceva la spola tra l’Italia e San Domingo, delegando tutto ai fratelli e ai nipoti. Il Boss, infine, secondo Tele-Capera (che è molto meglio[14] del Web), si era fatto una “Seconda Famiglia”. Egli, in breve, aveva lasciato “Vacante” il “Suo Insanguinato Trono”. Don Antonio, in altre parole, ha fatto ciò che nessun “Capo-Mafia”, o “Camorrista”, si era mai sognato e mai si sognerà di fare. Tutto ciò, infatti, ha sempre portato a un’Incredibile mancanza di “Fiducia”. Questa particolare “Diffidenza”, come voi ben sapete, nella “Macabra Tela” che si sta dispiegando davanti ai nostri occhi, si può risolvere soltanto in un modo: uccidendo tutti quanti gl’altri, come se fossero “Agnelli Pasquali”. Bardellino, in poche parole, verso la fine del 1987, tornò nella sua madrepatria, perché aveva percepito che c’erano un po’ di “Problemi”. Mario Iovine aveva un fratello di nome Domenico; quest’ultimo, purtroppo, teneva un “Brutto Vizio”; qualche volta, infatti, “Parlava con i Carabinieri”. Don Antonio, allora, decise di far uccidere Domenico, dando così, un segnale forte e chiaro, a Iovine e a tutti gl’altri Waglioni del Clan. Domenico, un giorno di gennaio del 1988, infatti, mentre si trovava, in auto con la “Guardia Del Corpo”, sulla “Statale Domiziana”, fu affiancato da un’altra automobile con abbordo uomini fedeli a Don Antonio. Quest’ultimi, in poche parole, bloccarono l’altra auto e fecero fuori Domenico con 5 proiettili caricati a Pallettoni. De Simone, infatti, sempre nella sua intervista, ha raccontato che,  “Si decise, a quel punto,  di Uccidere Bardellino Antonio”. De Simone, sempre nella medesima intervista, ha affermato che lui aveva saputo della decisione di uccidere Don Antonio, grazie a De Falco. De Simone, per chiarirci, all’epoca di tutto ciò, era, almeno sulla carta, agl’“Arresti Domiciliari”. Bardellino, non appena seppe che si stava preparando il suo assassinio, fuggì in Brasile. Lì lo raggiunse Mario Iovine, suo vecchio braccio destro, e lo uccise a martellate, perché Bardellino gli rubò la pistola. Iovine, poi, nascose il corpo in una delle spiagge lì vicino, almeno secondo alcune testimonianze dei pentiti, ma il condizionale è d’obbligo poiché secondo altre voci, Bardellino si ritirò dagli affari mettendosi d’accordo con i suoi vecchi soci. Io, però, ho ancora un’altra teoria: Iovine, quando seppellì il cadavere, potrebbe essere stato seguito da qualcuno dei membri della famiglia sudamericana del vecchio padrino, che nascosero il corpo per una forma di rispetto nei confronti di Don Antonio. Iovine, dopo la morte di Bardellino, diventò lui il nuovo capo-clan. Costui, però, aveva un problema: era cocainomane, e poi fece lo stesso errore di Don Antonio, spostando i soldi del clan all’estero. In quel particolare periodo di transizione ci fu, però, secondo Magi, una vera e propria mattanza militare. Nel 1988, per esempio, davanti a una “Bisca Clandestina” a Casapesenna, ci fu un infernale conflitto a fuoco. In tale scontro, fra le due “Fazioni del Clan”[15], infatti, furono sparate in tutto 140-150 pallottole d’armi automatiche, ossia il doppio dei proiettili trovati sul selciato di “Via Fani”. La prima vittima importante, di questa vera e propria Guerra, fu uno dei Nipoti di Bardellino: Paride Salzillo. Paride, quel giorno, andò a un appuntamento con alcuni amici. Lì, invece, trovò Sandokan e i suoi. Miei cari amanti del Brivido, attenzione, perché a questo punto, c’è un “Piccolo Colpo di Scena”! Salzillo, infatti, non appena seppe che lo zio era morto, s’accomodò su una sedia e si fece strangolare. Questo orrendo e oscuro war Game, durò un paio d’anni. Esso fu di una ferocia inaudita con morti ammazzati da una parte e dall’altra. Una volta, per esempio, un gruppo di persone, armate fino ai denti, sfilò indisturbato, sia  per le strade di San Cipriano, sia per quelle di Casal Di Principe fin sotto casa della famiglia Bardellino. I Giornali Nazionali, in tutto ciò, nonostante quella zona assomigliasse sempre di più a un “Paese Sudamericano”, non hanno mai parlato di tutto il sangue che scorreva. L’“Apice” di questa carneficina, comunque, si ebbe con la, già nominata “Strage di Casapesenna”. Il motivo scatenante, di quel violentissimo scontro a fuoco, fu l’eliminazione di Antonio Salzillo. Quel giorno, infatti, l’ultimo dei nipoti di Bardellino, aveva saputo che Raffaele Diana avrebbe giocato in quella bisca. Il giovane, allora, organizzò un mortale agguato nei confronti del vecchio socio. Salzillo, però, quella volta, non capì che stava per cadere in una trappola, tesagli proprio, dai suoi vecchi alleati. Un’imboscata, dove Diana, era soltanto l’esca. Miei cari ragazzi, per farla breve, in quel luogo, a un certo punto della giornata, si ebbe il “Far West”. Salzillo, nonostante tutto, quel 17 dicembre 1988, si salvò e andò a nascondersi in Svizzera. Quest’infernale conflitto, di cui soltanto qualche “Sparuto Quotidiano Locale” ebbe la forza di raccontare, terminò con la fuga degl’ultimi familiari di Bardellino nella zona di Formia. Mario Iovine e gl’altri vincitori di quella “Oscura Contesa”, istituirono una sorta di “Direttorio”. Esso era formato da Francesco Schiavone, Francesco Bidognetti, Enzo De Falco e naturalmente Mario Iovine. Quest’ultimo, però, che diventò il “Comandante in Capo della Struttura”, come abbiamo già visto, non aveva la “Stessa Attitudine al Comando” di Bardellino. Il “Nuovo Equilibrio del Clan”, in altre parole, si ruppe quasi subito. Il 2 febbraio 1991, infatti, l’auto in cui viaggiava Enzo De Falco all’altezza  di “Corso Garibaldi”, (Casal Di Principe) fu affiancata da un’altra auto con abbordo due killer che l’uccisero con una raffica di Kalashnikov. Miei cari disgustati visitatori, come forse avete già capito, stava iniziando un’altra guerra. Una nuova “Lotta senza Quartiere”, in cui tutti, potevano e possono, ancora oggi, essere gl’involontari pezzi di una scacchiera di un “Sadico Gioco”. L’omicidio De Falco, per esempio, s’inscrisse in una strategia politico-elettorale ben precisa. Sandokan, infatti, all’inizio degl’anni 90, (secondo anche il sindacalista Michele[16] Gravano della  “CGIL-Campania”) voleva far eleggere, a  sindaco di Casal Di Principe, il “Liberale” Alfonso Martucci. Quest’ultimo, però, era sgradito alla “Fazione De Falchiana”. La morte di De Falco, però, secondo il magistrato Raffaele Cantone, ebbe in primis anche un altro motivo: De Falco, in breve, dopo l’eliminazione di Bardellino, era diventato il “Nuovo Imprenditore del Clan”; colui, cioè, che “Poteva Utilizzare tutta una Serie di Rapporti anche a Danno degl’altri due Compari”, ossia Bidognetti e Schiavone. Miei cari infatuati delle cospirazioni, come potete ben osservare, in quel tetro mondo, tutto è possibile; perché lì, ogn’uno, poteva, può e potrà sempre essere, nel medesimo tempo, sia un “Pupo”, sia un “Puparo” in balia di un gioco molto più grande di lui. Un bieco passatempo, quindi, a cui neanche le “Forze dell’Ordine, possono sfuggire. Il 18 dicembre 1993, infatti, Francesco Bidognetti e Francesco Schiavone, furono arrestati dagl’uomini della “Benemerita”, mentre erano a colloquio con l’ex vice-sindaco e assessore alle finanze di Casal Di Principe. Tale Cattura, secondo indiscrezioni dell’ambiente giudiziario, mai smentite dalla Procura, fu eseguita grazie a una “Soffiata Anonima”. Una “Semplice Telefonata”, per chiarirci, che, secondo Tele-Capera, fu fatta dal gruppo dei De Falco per vendicarsi. Sandokan, dopo un po’ però uscì dal carcere. Il fratello di De Falco, Nunzio, in realtà, prima di fare questa particolare mossa, se la prese anche con Mario Iovine, che nel Marzo 1991, mentre curava gli affari del clan in Portogallo, fu raggiunto, a Cascais, da un gruppo di killer del posto assoldati da Nunzio e fu ucciso. In tale scontro, come era già precedentemente successo, non morirono soltanto “Soldati di Camorra”, ma anche Don Giuseppe Diana. Costui era un prete di quella zona che, stanco di tutte quelle uccisioni, insieme  agli altri parroci del luogo, scrisse un’omelia molto importante intitolata “Per Amore del Mio Popolo”.  Il 19 Marzo 1994 alle 7.30 del mattino, don Giuseppe si stava preparando per la santa messa, fu raggiunto da un killer di Nunzio De Falco, che lo uccise con quattro colpi in testa. Don Giuseppe, miei cari ragazzi, in buona sostanza era un eroe della società civile, amato da molte persone della zona. L’indignazione della folla al suo funerale, come sempre succede in questi casi, provocò la promessa degli organi governativi ad impegnarsi con più foga contro  quella che, don Peppino chiamava, “La Dittatura Armata delle Mafie”; incarnando, in tal modo, per la centesima volta, proprio le parole della canzone di Fabrizio De André, “Don Raffaè”. La morte di Don Peppino, però, secondo De Raho, oltre ad’essere una forma di risposta al suddetto “Documento[17] Ecclesiastico”, fu anche il “Vano Tentativo” dei De Falco di “Ostacolare” lo “Strapotere Affaristico-Criminale” di Schiavone e Bidognetti, facendo intervenire le “Forze dell’Ordine”, sobillate dalla “Martirizzazione di Don Diana. Questa particolare Ipotesi, però, anche se fosse vera, non è mai stata suffragata da fatti e prove concrete. Il “Sanguinario Scontro”, all’interno del Clan infatti, continuò su tutto il “Territorio Casalese”. L’uccisione di Don Peppino, però, contemporaneamente causò l’inizio della “Campagna di Diffamazione Giornalistica” nei confronti del compianto.  Molti giornali nazionali e anche locali, quando sono accaduti fatti del genere che sono di una certa importanza, hanno descritto la cosa come se gli innocenti coinvolti fossero stati sodali alla brodaglia criminale, infatti, nel caso di don Giuseppe Diana, hanno scritto che il parroco nascondeva in casa sua un arsenale appartenente ai Casalesi. Il medesimo meccanismo fu utilizzato anche nell’82, quando morì Salvatore Nuvoletta. In quel caso, infatti, [18]alcuni giornali riportarono la storia, come se Salvatore fosse stato un membro del clan Nuvoletta. Quest’ultima sanguinaria faida si concluse con la vittoria della fazione sandokiana. Gli uomini di Schiavone e di Bidognetti, infatti, ammazzarono Giuseppe De Falco, Aldo Scalzone, consigliere politico dei De Falco[19], poi fu la volta del principale killer della famiglia, e ancora Diano Diana, fidanzato di una figlia dei De Falco; Nunzio De Falco (detto “il lupo”), infine, scappò in Spagna, ritirandosi dagli affari. Sandokan e Cicciotto e’ mezzanotte, e sotto di loro Michele Zagaria detto “Capa-Storta”, ancora in libertà, e Antonio Iovine, dettoO’ Ninno” e il pentito Dario De Simone. Tutti insieme hanno retto, fino a poco tempo fa, quella che era una confederazione di famiglie; molto più simile, lo abbiamo visto, alla mafia siciliana, che al resto del mondo camorristico napoletano. Rosaria Capacchione, infatti, in un’altra sua intervista ha affermato che: “Per Capire come funziona il Clan dei Casalesi, bisogna avere come riferimento, non la Camorra di Scampia, (Rumorosa, Chiassosa e molto Violenta) ma Cosa Nostra; Cosa Nostra che, nel Corso degl’anni, ha posto la Sua Attenzione di Auto-Tutela, su due Aspetti Fondamentali: quello del Controllo dei Processi e quello dell’Occultamento dei Proventi delle Attività Illecite che Svolgeva; il Riciclaggio di Denaro, Investimenti in Attività Apparentemente Pulite, Trasferimenti di Denari all’Estero, così da poter Tutelare la Sopravvivenza stessa dell’Organizzazione a prescindere dalle Singole Persone”. Il “Clan dei Casalesi”, sostanzialmente, “si è mosso lungo la Stessa Strada”. La Mafia Casertana, infatti, secondo quanto affermato dal Giornalista-Scrittore Roberto Saviano, ha avuto[20] e continua a ottenere, “Grossa Parte dei Suoi Guadagni, da Attività Legali”. Saviano, infatti, ha continuato dicendo che: “Grossa Parte delle Costruzioni Edili in Emilia Romagna, Grossa Parte delle Costruzioni Edili in Toscana (soprattutto nella zona di Arezzo), e in gran parte dell’Umbria, sono fatte da Imprese legate a questo Gruppo Criminale; Imprese completamente Legali, che però, sono Espressione dei Clan”. Un caso esemplare di questo “Nuovo Blocco Agricolo - industriale”, ci è stato dato dal tipo di affari portati avanti da Zagaria. Costui, miei cari ragazzi, come si è già posto in luce, è tuttora, un latitante, su cui capo, pende un “Mandato di Cattura Internazionale”. Egli, però, nonostante tutto, continua a essere considerato dagli inquirenti, ha evidenziato Saviano, “L’Imprenditore più Potente d’Italia, riguardo appunto le Ditte del Movimento Terra e Costruzioni di Ville a Schiera”. Le ditte di “Capa-Storta, (attuale Boss di Casapesenna) inoltre, sempre secondo Saviano, costruiscono anche “Piccoli Palazzi”. Costui, difatti, attraverso il fratello Pasquale, era proprietario di una grossa ditta di costruzioni con sede a Parma. L’Impero degli Zagaria, però, com’era prevedibile, sta quasi per sgretolarsi. Pasquale Zagaria (altrimenti chiamato “Bin Laden” per imprendibilità), infatti, è catturato nel luglio del 2007 a Milano assieme al figlio. Egli, a causa della sua bravura negl’affari, è stato battezzato “Re del Cemento” dopo essersi appropriato di numerosi [21]appalti pubblici in Lombardia così come a Parma, aveva stabilito il suo quartier generale in uno dei posti più “In” della metropoli lombarda, la zona del Navigli. Egli, inoltre, secondo le ultime indagini della magistratura, era riuscito poco prima del suo arresto, a estendere gl’“Interessi del  Clan” anche nel [22]territorio abruzzese.  L’“Entità” di questo “Cartello Criminale”, quindi, è, sempre secondo Saviano, principalmente “Imprenditoriale”. Tutto ciò, ci può far comprendere che “Il Fenomeno Criminale non è un Fenomeno che va a Innescare un Rapporto di Contraddizione con l’Aspetto Legale. Il “Vecchio Paradigma di Stato e Anti-Stato”, ha spiegato Saviano “Sembra ormai Esaurito”. Egli, in altre parole, ha affermato che non esiste “una Struttura Autonoma” con regole proprie e leggi proprie parallela a quella istituita dal governo, ma l’aspetto criminale del mondo affaristico globale è “una Scorciatoia” per il piano legale, che ad esempio, permette di sbaragliare la concorrenza, prima e anche meglio, è un jolly, un “Valore Aggiunto”. Miei cari amici, l’unico segmento criminale, in sostanza, è quello esaltato nel luogo di origine dei clan, quello meridionale. Tutto ciò, potrà stupirvi, ma mette in piena luce un aspetto alquanto originale, ossia quello che fa, di luoghi come Casapesenna, Villa Literno, San Cipriano d’Aversa, soltanto posti d’estrazione dei capitali; soldi che poi i moderni camorristi investono nel loro aspetto più grave, all’estero,come a [23]Tenerife, Los Angeles, Pechino, dove vi sono i veri e propri investimenti, la creazione del profitto, il business che sbaraglia. I Casalesi, inoltre, hanno investito anche nell’est europeo, comprando titoli di Stato. Schiavone, infatti, secondo alcune indagini della procura effettuate quando fu attenzionato in Polonia, ha fatto da intermediario ad imprenditori italiani che volevano investire in [24]Polonia e in Romania e che si erano rivolti a lui per l’esplicita convenienza che ne derivava,  -prezzi minori, autorizzazioni concesse, velocizzazioni burocratiche. Il profilo imprenditoriale di questi criminali è stato messo in risalto nell’articolo giornalistico del Corriere di Caserta del 2004, che titolava nientemeno che: “Sandokan a Berlusconi: i Pentiti sono[25] contro di Noi”. Quest’ultimo particolare termine vuole accumunare Sandokan e Berlusconi sotto la stessa egida economico-imprenditoriale, come figli dello stesso ambiente lavorativo. I Casalesi, sia come sia, da “Bravi Imprenditori”, prima, durante e dopo la “Loro Personale Guerra Civile”, continuarono a occuparsi del loro personale tipo d’affari. Una tipologia di Business, come avrete già compreso, molto diversificata che, come dimostrano le indagini, ha compreso anche l’“Agricoltura Fantasma”. Essa consiste in una sostanziale truffa.  Vi  siete mai chiesti, infatti, dove che vanno a finire i “Prodotti Agricoli” in eccedenza? Lo Stato, miei cari amici, a metà degl’anni 90, creò, per occuparsi dello smaltimento di tali prodotti, l’“AIMA”. [26]I Casalesi, purtroppo però, fiutarono il guadagno e misero sotto il loro controllo, i “Centri di Raccolta Campani” di questa particolare azienda pubblica. In quei luoghi, in altre parole, sarebbero dovute arrivare, ogni anno, tonnellate di prodotti non venduti. Voi, però, vi chiederete, ma perché, il nostro Antonio Aroldo, ha usato il condizionale? Beh, miei cari lettori, semplicemente perché, le suddette tonnellate non erano mai esistite. I Casalesi, infatti, caricavano i camion, che avrebbero dovuto trasportare tutta quella roba, di “Frutta Marcia”, oppure di “Sassi”. Il carico, infine, poteva anche esistere soltanto sulla carta. I Mafiosi Casertani, infatti, sapevano benissimo che tanto nessuno avrebbe mai controllato. Tutta quella frutta che sarebbe dovuta essere smaltita, infatti, era riutilizzata nelle mense pubbliche, nei ristoranti, nei bar, negli alberghi, controllati direttamente dal clan. I Casalesi, poi, controllavano anche l’industria casearia di tutta la zona. Tutti gli esercizi di ristorazione della provincia casertana e di gran parte della Campania, dovevano necessariamente comprare prodotti da ditte gestite direttamente o indirettamente dalla confederazione criminale. Un affare di centinaia e centinaia di milioni delle vecchie lire e perché no, anche euro, dopo il 2000. I Casalesi, in sostanza, hanno fatto e continuano a fare, somme immense di soldi, trasformando in oro tutto quello che toccano. Questi malfattori, infine, come abbiamo già appurato, hanno fatto moltissimo denaro con lo smaltimento dei rifiuti, quando i loro soci imprenditori gli fecero capire, tra l’89 e il ’90, che era possibile farlo. Essi, infatti, cominciarono a smaltire tutti i tipi di rifiuti, solidi, liquidi, urbani, ma soprattutto, tossici. Il clan, usò prima le discariche ufficiali, poi, quando queste strabordarono e qualcuno cominciò ad accorgersene, iniziarono la ricerca di nuovi posti onde scaricare; una volta trovati, questi particolari luoghi, furono riempiti con rifiuti ospedalieri, radioattivi, i veleni delle aziende del nord. Questi determinati posti, miei cari ragazzi purtroppo è così, furono: le strade in costruzione, le cave, i cantieri. Tra i primi a fiutare odore d’affari fu Bidognetti e in pochissimo lo smaltimento di queste sostanze tossiche diventò tanto lucroso da creare un giro d’affari superiore a quello del traffico delle opere d’arte rubate e secondo solo al traffico di cocaina. La prima società che si occupò di questo smaltimento, molto prima della Eco 4, fu “Ecologia 89”. Bidognetti poi, fu seguito a ruota da Michele Zagaria e da Antonio Iovine che, vedendo le grosse somme che giravano, gli venne in mente di chiedere il pizzo alle ditte che se ne occupavano, ma essendo proprio loro stessi i capi di quelle, qualcuno dovette spiegargli che la camorra non fa la camorra a  sé stessa. Queste discariche abusive principalmente si trovavano tra Parete e Villa Literno e sul “Litorale Domizio”. I Casalesi, in breve, si sentivano, e forse si sentono ancora, padroni assoluti di tutta la provincia di Caserta e oltre: 2639 kmq e anche di più, che nascondono per i nostri protagonisti, “Oro Puro”.  Le ditte dei Casalesi smaltivano, e forse continuano tuttora questi rifiuti a 1/3 del prezzo standard, 10-20 cent anziché 60-80 al kg. Tutti i Casalesi, in ultima analisi, hanno usato e adoperano ancora tutta questa ricchezza per costruirsi all’interno del loro territorio, sfarzose ville hollywoodiane, che possono ben somigliare a quella di Tony Montana nel film “Scarface”, costruite, proprio come questa, col sangue dell’ecosistema e della gente che si ammala con l’inquinamento, che perde o che non trova il lavoro. Perché questi signori, miei cari ragazzi, non producono lavoro, ma lo rubano agli altri. Un modo, come potete vedere, davvero molto sporco per arricchirsi e di cui, nessuno dei “Compaesani” di Saviano, non si è mai lamentato. Questo capillare controllo del territorio, lo abbiamo visto, è passato, necessariamente, attraverso un “Buon Rapporto” con la Politica, in primis quella locale (sindaci e assessori ori affiliati al clan), poi nazionale. Cantone, infatti, una volta ha raccontato che ci fu il tentativo del fratello di Bardellino a candidarsi come membro del parlamento. Il “Partito Socialista”, per fortuna però, stoppò subito quella candidatura. Nel 1995, i comuni sciolti per “Infiltrazioni Mafiose”, nella Provincia, erano quattordici. Nel 2006, invece, erano diventati ventidue; più di 1/3, delle amministrazioni del casertano, in sostanza, erano e forse sono ancora sotto controllo Mafioso. De Simone, infatti, nella sua intervista, ha dichiarato che: “Le Organizzazioni Malavitose, come la nostra, o come qualsiasi altra Organizzazione, non ha ragione di Esistere, se queste Organizzazioni non hanno Ramificazioni nel Tessuto Sociale”.  Ciò significa avere propri uomini all’interno della “Politica”, dell’“Imprenditoria” e delle “Forze dell’Ordine”. De Simone, in buona sostanza, ha affermato che, almeno fino al giorno del “Suo Pentimento”, il Clan aveva propri “Imprenditori” che erano diventati “Politici Locali” e che facevano, in qualche maniera, da intermediari tra il Clan e i “Politici” dello “Stato Centrale”. De Simone, in buona sostanza, ha affermato che, sempre secondo la sua personale esperienza, “Se non hai questi Agganci, tu (Clan) non hai ragione di esistere”. De Simone, in altre parole, ha voluto dire che, ogni “Camorrista”, o “Mafioso”, che si rispetti, non è interessato a usare sempre e solo la violenza, trova molto più conveniente cercare e ad avere aiuto, non tanto dalla “Politica”, ma da chi riesce a “Portare dei Lavori” nella “Loro Zona”, a prelevare “Soldi”. De Simone, poi, a conclusione del discorso, ha affermato che, almeno fin quanto lui non si è, per così dire, ritirato: “Non c’era nella Provincia di Caserta”, e forse non c’è ancora, “Un’Amministrazione, dove non ci sta un’Infiltrazione”. De Simone, infine, essendo sicuro delle proprie idee, si è detto pronto a sfidare chiunque “A dire che là non c’è Infiltrazione; neanche nell’ultimo Paese della Provincia di Caserta”. Costui, in breve, si è detto convinto che la corruzione “C’è da tutte le Parti”. I Casalesi, cioè, sono stati, anche secondo Cantone, sempre molto attenti a quello  che accadeva in Politica, perché essa serve, come ho già posto in luce, a ottenere gl’Appalti, serve a fare i “Giochi di Prestigio con i Rifiuti”, serve a evitare i controlli nei canteri e nelle discariche. Quei diabolici despoti, in poche parole, hanno avvelenato e forse continuano ad avvelenare tutto. In tutta la provincia di Caserta e anche oltre, soprattutto in questi ultimi anni, c’è stato, infatti, (secondo la rivista[27] inglese- “The Lancet Oncology”) un vertiginoso aumento, sia del numero delle “Morti per Cancro”, sia del numero[28] dei “Feti Deformi”.   Voi, però, vi starete chiedendo: ma come diavolo fanno, i camorristi a controllare cosa vota la gente? Beh, semplicemente mettendo propri uomini, a controllare i “Seggi” e a fare, secondo fonti vicine al mondo sindacale, il cosiddetto “Gioco della “Cento Euro Spezzata”. Esso consisteva, almeno fino a un anno fa, nell’offrire, metà della suddetta banconota, all’elettore di un determinato seggio; quest’ultimo, poi, doveva riportare, in cambio dell’altra metà, una “Prova Fotografica” (fatta col telefonino) dell’avvenuta votazione per uno specifico Partito deciso a priori da chi sganciava i soldi. Nel 2010, infatti, durante l’ultima tornata elettorale i controllori dei seggi ritirano i telefoni cellulari prima dell’accesso degli elettori alle cabine. Molte “Amministrazioni Comunali”, forse proprio grazie a questo e ad’altri giochetti del genere, sono state sciolte per “infiltrazioni mafiose”. Il Comune di Casal Di Principe, per esempio, è stato sciolto per ben quattro volte di seguito. Il vice-sindaco di tale amministrazione, inoltre, Gaetano Corvino, come abbiamo già detto, fu scoperto ad ospitare una riunione di malavitosi in cui i principali partecipanti erano Sandokan e Cicciotto e’ mezzanotte. Il controllo del territorio, però questi infernali despoti l’hanno ottenuto e lo ottengono, come abbiamo già appurato, anche sparando su quei concittadini che si sono ribellati e che magari continuano a farlo. Il signor Antonio Cangiano, vicesindaco di Casapesenna che alla fine degli anni ’80, si ribellò al loro strapotere ostacolando il sistema degl’appalti truccati. Un giorno di Ottobre del 1988, in conseguenza di tutto ciò, il Signor Cangiano, mentre si appropinquava alla macchina, fu raggiunto da un killer dei Casalesi che gli sparò alle gambe, costringendolo per sempre sulla sedia a rotelle. In quella zona, secondo Isaia Sales, infatti, c’è stato un numero altissimo di “Politici Locali”, che per essersi opposti a questo “Oscuro Potere”, sono stati feriti oppure sono stati ammazzati. Il destino di Antonio Mouniez, infatti, fu molto più triste. Egli era il vice-sindaco di Mondragone; luogo, per chi non lo sapesse, è tuttora controllato dal “Clan La-Torre”, ossia miei cari lettori, uno dei tanti tentacoli della corporazione casalese. Costoro, all’inizio degl’anni 90, ebbero, tra le mani, un grosso affare. Esso, in breve, consisteva nella costruzione di una clinica nella zona. La cosa, però, al suddetto funzionario locale, non gli stava bene. Mouniez, infatti, a causa di ciò, un certo giorno del 1990, fu prelevato dalla sua masseria e poi ucciso. Il suo corpo è stato ritrovato soltanto tredici anni dopo. Un’altra triste storia fu quella di Michele Russo. Costui era un sindacalista che minacciò di organizzare uno sciopero alla società edile, “Calcestruzzo Messicana”. Lì, infatti, i salari erano troppo bassi. Russo, però, non mise in conto, o forse non gli è neanche fregato, che la suddetta impresa fosse sotto la protezione casalese. Il risultato dell’azione di protesta, portata avanti da Russo, infatti, fu il suo ferimento alle gambe da parte di uomini della corporazione criminale. Il Casalesi, infine, tanto per fare un altro esempio, si portano sulla coscienza la vita di un altro sindacalista, chiamato Federico Del-Prete. Egli era il fondatore della sezione dello SNAL (Sindacato Nazionale dei Lavoratori Ambulanti). Il lavoro di Del-Prete, però, come avrete già capito, non fu proprio una passeggiata, perché tutti gli esercizi commerciali ambulanti della zona di Casal Di Principe, sono stati sempre sotto il controllo dei mafiosi casertani. Del-Prete, infatti, da quando iniziò quel lavoro non fece altro che fare denunce su denunce, attaccando prima quelli che chiedevano il pizzo e per ultimo il Maresciallo dei vigili urbani di Mondragone, esattore locale del clan La-Torre. Costui, in conseguenza di tutto ciò, fu minacciato svariate volte, in una di queste gli hanno anche dato alle fiamme la macchina, ma lui non ebbe mai il coraggio di mollare. Tutto ciò, ai nostri protagonisti, non piacque. Costoro, infine, secondo quanto raccontato da Sergio Nazzaro, per controbattere, alle molte denunce e alla “Grande Manifestazione per la Legalità”, organizzata da questo “Piccolo Venditore Ambulante”, bloccarono la zona del “Mercato Mondragonese” per un giorno intero. Gl’uomini del Clan, in breve, circondarono, con le moto, le auto e con qualsiasi altro mezzo, quella particolare fetta del suddetto paese. In quella determinata giornata, voi non ci crederete, ma l’area deputata alle mercanzie e ai venditori, fu completamente deserta, perché i camorristi non fecero passare nessuno. Del-Prete, pero, nonostante tutto, portò avanti la “Sua Politica di Contrasto”, inimicandosi in tal modo, secondo sempre Nazzaro, tutto il “Casertano” e gran parte del “Napoletano”. Questi “Oscuri Marrani”, allora, decisero di uccidere questo “Eroe Piccolo, Piccolo”. Il “Nostro Piccolo, Grande Eroe” fu ucciso un giorno di febbraio del 2002, mentre lavorava nel suo ufficio. Quel giorno, poi, raccontarono i suoi colleghi, Del-Prete era molto preoccupato, perché la mattina dopo, avrebbe dovuto testimoniare contro il suddetto maresciallo Sorrentino. Del-Prete, in buona sostanza, fu trovato, alla riapertura dell’ufficio, con cinque proiettili in corpo. Giancarlo Siani, Salvatore Nuvoletta, Don Giuseppe Diana, Antonio Cangiano, Antonio Mouniez, Federico Del-Prete e tanti altri incarnarono, ogn’uno a suo modo, l’eterna pira che sfolgora, come il “Sole Estivo” le  messi, tutti i cuori che non vogliono capitolare davanti alla “Barbarica Oscurità” di cui, fin qui, abbiamo discusso in maniera approfondita. In questa interminabile lotta, contro i Mafiosi di Caserta, dobbiamo anche contare altri “Eroi”, come l’ex sindaco di Casal Di Principe, Renato Natale. Costui fu eletto nel 1993. La sua amministrazione, miei cari compagni di viaggio, s’insediò in un momento molto difficile. Il precedente “Consiglio Comunale”, infatti, era stato, indovinate un po’, sciolto per Infiltrazione Mafiosa. Esso, infine, nell’ultima riunione aveva dichiarato “Bancarotta”. Nella prima seduta dell’“Amministrazione Natale”, proprio in conseguenza di tutto ciò, i partecipanti dovettero discutere stando in piedi.  In quella sala, infatti, non c’erano neanche più le sedie. In quella prima riunione, ha raccontato Natale in una sua intervista, si discusse di una questione. Un problema, sia culturale, che di principio”. In quel determinato momento, cioè, bisognava comprendere e quindi evidenziare con forza, chi governasse quella città, se un’“Istituzione Democraticamente Eletta”, o i “Soliti Noti”, o i “Soliti Ignoti”! L’Amministrazione Natale, in altre parole, fin dal primo giorno, dovette combattere una “Battaglia di Principio”. Tutto ciò perché, quella con la Camorra, è, sempre secondo Natale, un’“Impari Lotta”. Le organizzazioni camorristiche, infatti, hanno sempre potuto vantare “Rapporti, Potere nell’Economia, nella Politica, nelle Istituzioni a tutti i Livelli”. Natale, infatti, ha ricordato, riferendosi sempre alla Camorra, che: “Ci sono Ormai Indagini Giornalistiche e della Magistratura che dimostrano quanto potesse” e quanto possa ancora essere “Potente”. Il cittadino, per tanto, è anche giustificato nel rimanere o nel ritornare nel “Silenzio”; se i cittadini, in altre parole, dopo tutto ciò, non sentono  più la spinta propulsiva alla lotta e alla mobilitazione può considerasi, in un certo senso, “Normale”. Natale, però, ha ricordato anche che, durante la sua amministrazione, ebbe svariate parole d’incoraggiamento dai suoi concittadini. Essi, infatti, dicevano, magari a voce bassa, “Sindaco andate avanti” oppure “Sindaco come và”! Tutto ciò, in poche parole, manifestava un “Profondo Desiderio” di liberarsi da questa “Sanguinaria Schiavitù”. Il Sindaco Natale e i suoi, in sostanza, ci provarono a far funzionare le cose per bene. Natale, infatti, voleva far funzionare, le cose a Casal Di Principe, come funzionano in qualsiasi altro paese del mondo civilizzato, cercando di far passare il “Semplice Concetto di Legalità”, ma fu una lotta continua. Uno scontro, miei insigni amici, soprattutto psicologico, che, in un particolare caso, sfociò anche nel ridicolo. In quella città, così tanto insozzata dall’orrore e dalla violenza, ci fu infatti, un farsesco episodio, chiamato da tutti: “La Guerra dei Paletti”. L’Amministrazione Natale, in quel periodo, deliberò che il centro  della città diventasse “Isola Pedonale”. Tale decisione comportò la necessità di circondare, quel determinato luogo, con dei “Paletti di Cimento” tenuti insieme con una catena. Tale provvedimento, anche se acclamato dalla “Gente Comune”, fu fortemente osteggiato dai nostri protagonisti. Quest’ultimi, infatti, ogni sabato, per esprimere il loro dissenso, smontavano i suddetti paletti e gli portavano davanti all’abitazione del sindaco che, puntualmente, gli riportava in piazza. I Casalesi, in Breve, approntarono tutta quella “Tarantella” per affermare un “Principio Fondamentale” che, ancora oggi, si chiama: “Controllo del Territorio”. I Casalesi, infine, decisero di eliminare Natale con qualsiasi mezzo. Questi Mafiosi Casertani, infatti, prima pensarono d’ucciderlo. I Casalesi, cioè, ha raccontato Natale, citando un Pentito, prima volevano farlo buttare sotto da un “Extra-Comunitario Ubriaco”, approfittando del fatto che Natale andasse in giro sempre in bicicletta, poi, riuscirono a risolvere la questione con una “Sporca Manovra Politica”. Essi, cioè, costrinsero Natale alle dimissioni, facendo in modo che, ha spiegato l’ex sindaco, rinunciassero, al proprio incarico, sei membri del Consiglio Comunale, metà dell’opposizione e l’altra metà della maggioranza. Natale, così, nel novembre del 94, tornò a fare il medico. Voi direte, ma in tutto ciò, lo Stato non ha mai fatto nulla? Le “Istituzioni Governative”, miei cari ragazzi, se proprio dobbiamo dire la “Verità”, già avevano conosciuto la “Realtà Mafiosa” del Mondo Casertano. La “Commissione Parlamentare Anti-Mafia”, infatti, all’inizio degl’anni 90, delineò, quell’“Oscura Metastasi Criminale”, in una relazione scritta per gl’altri “Organi Statali”. Quest’ultimi, però, sottovalutarono, come abbiamo già messo in evidenzia, la cosa. La Storia della Corporazione Casalese, infatti, secondo Isaia Sales, sta alla Storia della Camorra, come i Corleonesi stanno alla Storia della Mafia. Tra queste due “Organizzazioni Malavitose”, però, miei cari signori, esiste ancora un’“Importante Differenza”, ossia il “Silenzio”. Il “Muro d’Omertà”, intorno a tale Corporazione infatti, nonostante il bellissimo libro di libro di Roberto Saviano, di cui parleremo più tardi, può dirsi tutt’ora in piedi. I Corleonesi, in buona sostanza, essendo stati oggetto di molti scritti, di innumerevoli produzioni cinematografiche e ultimamente anche di “Fiction”, possono considerarsi conosciuti da tutti. I Casalesi, invece, almeno per la maggior parte della gente, sono ancora degli emeriti sconosciuti. Ciò, miei cari compagni, non significa che le “Istituzioni Nazionali” non abbiano mai avuto a che fare con un “Camorrista Casalese”, ma che, questo particolare confronto-scontro, non era ancora avvenuto a livello di “Sistema”. I “Singoli Processi”, cioè, si erano sempre occupati dei “Singoli Individui”, ma mai dell’intera corporazione; cosa che accadde, invece, con il cosiddetto “Processo Spartacus”. Tale procedimento, chiamato così in onore dello schiavo che si ribello allo strapotere e alla violenza della “Repubblica Romana”. Esso, infatti, si tenne proprio presso il tribunale di Santa Maria Capua Vetere, luogo in cui, per chi ancora non lo sapesse, iniziò la famosa rivolta degli schiavi; ecco perché, miei cari ragazzi, “Processo Spartacus”. I magistrati, cioè, vollero dare questa particolare denominazione proprio per segnalare che in quella specifica area geografica, oggi giorno, com’è stato affermato da Saviano in una sua intervista, “Il Diritto è la Vera Ribellione”. Tale “Procedimento Penale”, sia come sia, nacque grazie a un’intensa e approfondita analisi investigativa, condotta dai magistrati della “DDA di Napoli”, Lucio Di Pietro e Federico Cafiero De Raho. Costoro, proprio come accadde per il “Maxi-Processo di Palermo”, basarono le loro prime indagini sulle dichiarazioni di un “Pentito”. Il “Buscetta dei Casalesi”, miei cari lettori, è un personaggio che abbiamo già incontrato in questo viaggio; egli, infatti, si chiama Carmine Schiavone, altrimenti detto “Carminuccio”. Costui, però, miei cari ospiti, non era soltanto un “Semplice Camorrista”, ma un imprenditore, fortemente nel settore del calcestruzzo. Carminuccio fu arrestato nel 1993. In quell’anno, infatti, le forze dell’ordine trovarono, in una delle sedi delle sue ditte, delle armi. Un reato, miei cari ospiti, in altre parole, non grave per chi non ha predenti. I magistrati, infatti, lo condannarono a soli sette anni di carcere. Qui, però, come voi avrete già intuito, ci fu il cosiddetto “Colpo di scena”. Carminuccio, infatti, iniziò a parlare dicendo tutto quello che sapeva. La medesima cosa, in realtà, stava accadendo sul versante della nuova camorra organizzata, con boss del calibro di Carmine Alfieri e Pasquale Galasso, e con loro un fiume in piena di pentiti. In quel periodo, nella corporazione dei nostri protagonisti, si pentirono anche altre persone come Dario De Simone e Domenico Bidognetti, detto, “Mimì O’ Purtaccioni”. [29]La corporazione per ritorsione nei confronti di questi collaboratori di giustizia iniziarono a uccidere i loro parenti; uccisero infatti il fratello e il cognato di Dario De Simone, mentre al suddetto Mimì uccisero il padre. Quest’ultimo in un’intervista rilasciata al tg1 del 10/05/2008 ha incitato altre persone a pentirsi dicendo che “Per fare i Mafiosi non serve Coraggio, io ne sto Adoperando Tantissimo, invece, per fare il Collaboratore”. La procura della zona, intanto, formò un vero e proprio “Pool”, un gruppo di magistrati formati tra gli altri anche da Francesco Curcio, Carlo Visconti, Raffaele Cantone e  Francesco Greco. Il 5 Dicembre 1995, 3000 uomini [30]fecero irruzione nell’oscuro regno dei nostri protagonisti, con una lista di cento di uomini da arrestare. Ne trovarono solo cinquanta. Alcuni di questi, fra l’altro, dissero che li stavano aspettando. Dei sessantotto uomini, che mancarono all’appello, c’era Francesco Schiavone, Sandokan. Il “Supremo Despota di quell’Infame Orda Barbarica”, infatti, verrà arrestato solo 3 anni dopo, nel 1998, dopo una perquisizione durata 13 ore. Egli, quasi come fosse stato un “Oscuro [31]Totem della Scelleratezza Umana”, se ne stava dietro un muro di granito scorrevole, assieme alla moglie, alle due figlie e al cugino. In quell’occasione i poliziotti -che in quei giorni avevano sorvegliato la villa fingendosi operai delle fogne e pagando anche il pizzo-, dopo l’analisi millimetrica dell’intera villa, stavano quasi per andare, poi però uno degli agenti si accorse di strane bocche d’areazione. Gli inquirenti, allora, decisero di approntare un’azione combinata tra Vigili del Fuoco e spari di lacrimogeni; mentre, infatti, i [32]Vigili del Fuoco buttavano giù il passaggio segreto del nascondiglio, gli agenti della polizia gettavano lacrimogeni, e a un certo punto si sentì una voce: “Non Sparate, ci sono le mie Bambine”! Il processo [33]Spartacus, dopo sei anni di attesa, dopo 626 udienze, 125 imputati e centinaia di testimoni, arrivò la sentenza di I grado. Raffaello Maggi, che ha fatto parte del collegio giudicante, ha ricordato che loro sentirono più di 500 testimoni, dopo aver sentito più di venti collaboratori di giustizia, con relativo esame e controesame delle rispettive difese degli imputati e dopo aver acquisito più di 100 faldoni concernenti vecchi processi alla camorra cutoliana su cui le parti dovettero confrontarsi e infine, dopo aver esaminato e acquisito centinaia di faldoni di atti relativi a registrazioni telefoniche, s’arrivò a una conclusione. Il 15 Settembre 2005, cioè, dopo 11 giorni di camera del Consiglio si ebbe la sentenza di Assise. La corte, in breve, emise novantacinque condanne per associazione camorristica, con ventuno ergastoli, 844 anni di galera e oltre 413 milioni di euro sequestrati. Tutta la Storia della Mafia Casertana nelle 3200 pagine di cui fu composto l’incartamento delle motivazioni del suddetto verdetto. Tutta questa particolare documentazione, redatta da Raffaello Magi, infine, servì per istruire molti altri processi, come il “Processo Spartacus II” che si occupò degli affari tra Mafia casertana, la politica e l’alta finanza. Miei cari ragazzi, purtroppo, nonostante il processo Spartacus sia stato in tutti i sensi superiore -almeno così è stato affermato da Sales, al Maxi-Processo di Palermo, sulla stampa nazionale non figurò nulla, nessun quotidiano, tranne il Mattino di Napoli, in cui Rosaria Capacchione riuscì a pubblicare soltanto un articolo di cinquanta righe nel quale, la suddetta giornalista, parlò di questa prima “Rivoluzione Democratico - giudiziaria” alla quale spettava il dovuto risalto. “Il silenzio è d’oro”, questa è, miei cari signori, la morale di quest'oscuro velo d’omertà, perché se si ha una mafia che non spara, allora, secondo Rosaria Capacchione, (che ha cercato di interpretare il pensiero di molta gente), si può anche convivere con essa. Chi fa questo ragionamento, però, non tiene conto di una cosa, ossia che qualunque organizzazione malavitosa, quando non spara, risulta essere più insidiosa perché, come abbiamo già delineato, significa che ha infettato profondamente la società civile e quindi il potere politico. In tutto ciò irruppe, in quel “Silenzioso Caos Tombale”, come una “Galvanizzante Melodia”, il libro di Roberto Saviano. “Gomorra”, infatti, è riuscito, usando l’intrigante linguaggio dei Romanzi, a descrivere in maniera pregnante la “Realtà Quotidiana” di quei luoghi schiacciati, in maniera inesorabile, dall’“Infernale Giogo di Ferro” di questi “Autocrati Aguzzini” della “Regale Volontà Popolare”. Saviano, infatti, in una sua intervista, ha affermato che il merito del “Suo Lavoro” è stato quello d’arrivare a narrare Storie, in qualche modo Universali ed Emblematiche. Saviano, cioè, voleva che i suoi racconti “Non avessero il Tanfo, l’Odore della storia locale che non Interessava a Nessuno sul Piano Nazionale”. Miei cari ragazzi, in altre parole, chi legge il libro del nostro amico Roberto, s’accorge molto presto che l’autore non sta “Raccontando Casal Di Principe o Scampia al Mondo, ma l’Ambizione era Raccontare il Mondo attraverso Casal Di Principe e Scampia”. Saviano, in buona sostanza, per scrivere Gomorra raccolse le Notizie dalla Cronaca e le rielaborò sul “Piano Narrativo”; rendendole, cioè, più “Accessibili” al “Grande Pubblico”. Egli, quindi, voleva creare un “Metodo che Permettesse di Capire come l’Economia Criminale fosse Diventata l’Economia Vincente”. Tutto ciò incuriosì moltissimo e fece scattare un “Enorme Passa-Parola”. Il libro, infatti, grazie a questa “Silenziosa Promotion”, fu recensito dai più grandi giornali italiani ampliando, quasi come fosse un incendio in una buia foresta, il “Passa Parola”. Nel 2006, infatti, la “Classica Tiratura di 4500 Copie”, che poi è quella che solitamente fa una Casa Editrice, quando ha tra le mani un autore ritenuto promettente, si esaurì in una settimana. Saviano, in tutto ciò, fu anche invitato in tv. Quella “Piccola Apparizione Televisiva” (4 minuti appena), vi sembrerà incredibile ma è così, permise a Gomorra d’ascendere alla vetta dei “Top Ten” e da quel momento è rimasto lì per sempre. Molti altri libri, arrivati a questo punto, è giusto metterlo in chiaro, hanno parlato, specialmente in quest’ultimi decenni, di Mafia o di Camorra, (c’è stato per esempio un libro di Gigi Di Fiore intitolato: “L’Impero” e che ha descritto proprio tutta la Storia dei Casalesi; un altro interessante esempio, miei cari lettori, è stato quello del Libro di Joe Marrazzo intitolato: “Il Camorrista”, al quale Saviano dice, di “Dovere Molto”. Un altro libro molto interessante, però, è stato quello di Nanni Balestrini: [34]“Sandokan: Una Storia di Camorra”), ma tutti questi scritti erano stati sempre dei “Piccoli Cult per Addetti ai Lavori”. Il libro, nel frattempo, arrivò a centomila copie vendute. In quel preciso momento, S’accorse che[35] la “Sua Percezione sul Territorio stava Cambiando”. La scelta dei lettori di fare, un uso massiccio di questo scritto, fece si che esso diventasse un “Eterno Simbolo di Libertà”. Una potente arma, quindi,  per abbattere, una volta per tutte, la “Dittatura Mafiosa”. Saviano, in breve, è come se fosse diventato, involontariamente, un moderno cavaliere che, con la “Sua Penna”,[36] ha donato la [37]“Fiaccola della Verità” a un popolo costretto a vivere in una caverna dal “Suo Oscuro Signore”. Il 29 settembre 2006, intanto, ci fu un “Nuovo Colpo di Scena”. In quel giorno, infatti, ci fu una “Manifestazione per la Legalità” a Casal Di Principe. In quell’occasione intervennero molti politici locali e nazionali. Quel giorno, infatti, lo dico per farvi capire l’importanza della cosa, c’era anche, l’allora “Presidente della Camera”, Fausto Bertinotti. Tra gl’invitati, a quella particolare giornata, non c’erano, però, solamente politici; in quel raduno, infatti, c’era, per esempio, anche Don Luigi Ciotti, presidente dell’associazione “Libera”, e tanti altri. Tra costoro, comunque, c’era pure Saviano. Costui, miei cari compagni di viaggi, quando arrivò il suo turno di parlare disse, quasi istintivamente, una frase che, a mio parere, rimarrà scolpita a fuoco nella Storia. Egli, infatti, disse: “Iovine, Zagaria, Schiavone, non Valete Niente, Andatevene, questa Terra non vi Appartiene”. In quel determinato secondo, Saviano avvertì d’aver lanciato su quella folla una sorta di “Polvere Fatata”. Le persone, lì radunate, infatti, rimasero immobilizzate per il profondo sconcerto. Le parole del nostro Roberto, in buona sostanza, ebbero l’effetto di uno “Tsunami Emotivo”. Quella peculiare fiumana, cioè, in quel determinato, quasi unico istante, fu sostanzialmente trascinata fuori dal “Suo Cavernoso Carcere” e per questo costretta a guardare, forse per la prima volta, la “Luce del Sole”. L’autore di Gomorra, per meglio chiarirci, usando quelle parole lanciò il “Guanto di Sfida” agl’“Autocrati Despoti” di quel “Demoniaco Regno” che ha instaurato la “Sua Furtiva Sovranità” sull’inviolabilità di quel “Gigantesco Muro di Silenzio” di cui abbiamo parlato in precedenza. Un gesto del genere, insomma, ormai l’avrete capito, negl’“Ambienti Mafioso-Camorristici”, non poteva, non può e non potrà mai essere perdonato. Il “Capo-Scorta” dell’On Bertinotti, difatti, al termine della suddetta manifestazione, capì che la Vita di Roberto poteva, in quel preciso momento, considerarsi in pericolo è, bloccando il “Nostro Eroe”, disse: “Il Ragazzo, senza la Nostra Scorta, non se ne va da Qua”! Saviano, in altre parole, fu accompagnato, fin sotto casa sua, a Napoli. Il nostro Roberto poi, dopo qualche giorno, partì per Pordenone, dove c’era un “Festival Letterario”, e al suo ritorno, la sua vita, non è stata mai più la stessa. Nei giorni precedenti, al ritorno a casa di Saviano, era accaduto qualcosa che aveva preoccupato molto certe istituzioni statali. Una “Collaboratrice di Giustizia”, infatti, in quei giorni aveva sentito “Strani Discorsi” in carcere. Alcuni detenuti, legati alla “Criminalità Organizzata Partenopea”, si erano chiesti se Saviano fosse stato protetto, oppure no, dalle forze dell’ordine, valutando in sostanza, la possibilità d’ucciderlo. Il nostro amico Roberto, in breve, da quel momento in poi non sarà mai più un “Uomo Libero”. I magistrati, infatti, avendo ascoltato le dichiarazioni della suddetta collaboratrice decisero di mettere sotto protezione Saviano. Nella vita di Roberto, da quel momento, cambiò tutto! Le forze dell’ordine, infatti, fecero vagare per tutta Italia e forse anche fuori, quello che è, almeno per me è così, un “Idolo Vivente”. I carabinieri, cioè, prima lo portarono a Roma, in case che, normalmente, sono assegnate ai Pentiti o ai “Testimoni di Giustizia”. Voi direte:  “Dove sta la Differenza”? La differenza, miei cari signori, sta nel fatto che, in quelle abitazioni, si può avvertire, in maniera concreta, “La Sofferenza delle Persone che ci  Stavano”. Lì, infatti, si può trovare, tanto per fare degli esempi, il “Materasso ad’Acqua”, “Incredibili Impianti Stereo”, “Enormi Televisori a Schermo Piatto”. Tutto ciò perché, chi vive in quei luoghi, deve cercare, con i propri soldi, di “Rendere Vita la Clausura”. Una vita, quella del nostro Roberto, davvero incredibile almeno per un scrittore Italiano. Nel nostro paese, infatti, non era mai successo che uno scrittore dovesse finire, i suoi giorni, sotto scorta. Voi, adesso però, starete pensando: “Antonio, però, ora sta esagerando, non può paragonare la vita di Saviano a quella di un Recluso”! Io, allora, vi sfido a vivere sempre con qualcuno che segue e controlla ogni tua “Minima Mossa”, quasi come se tu fossi un “Bambino di Tre Anni” e a non prendere, da “Soli”, neanche una [38]“Birra”! La Situazione di Saviano, miei cari lettori, se ci pensate bene, si presentò, tanto per usare un altro termine di confronto, molto più simile al contesto in cui nacque, alcuni fa, la “Protezione Armata” per Salman Rushdie (condannato a morte, per i suoi “Versetti Satanici” da Ruhollah Khomeyni). Essa, cioè, non la si può neanche paragonare alla situazione in cui versa la vita quotidiana di un magistrato dell’antimafia.  I nuovi membri di questa particolare categoria, infatti, secondo la legge, hanno in tutto sette anni per decidere se continuare a occuparsi di “Mafia” o se vogliono porre la loro attenzione su un’altra materia. Il nostro amico Roberto, invece, come tutte le persone uguali a lui, non ha avuto quella possibilità di scegliere. Saviano, in breve, è come se avesse sacrificato la “Propria Libertà” per riuscire a spezzare le “Nostre Infernali Catene” della “Oscura Ignoranza” e della “Bieca Sopraffazione”.  La situazione del nostro eroe, intanto, in conseguenza di tutto ciò, peggiorò. In quel periodo, infatti, arrivò una “Lettera Anonima” alla “Redazione Giornalistica dell’Espresso”. In quel particolare scritto, miei cari amanti del brivido, vi era la descrizione di un particolare meeting casalese in una bisca clandestina. In quell’occasione, scrisse l’anonimo, fra le altre cose, c’era anche il progetto di uccidere due persone: il sostituto-procuratore Raffaele Cantone e lo scrittore Roberto Saviano. La maggioranza dei convenuti, quel giorno però, decise, dimostrando molta lungimiranza, di votare “No”, altrimenti chi sa cosa potrebbe succedere, “Arrivano i Carri-Armati a Casal Di Principe, a Saviano lo facciamo Santo, Niente Omicidi almeno per adesso”! Nel suddetto messaggio, però, c’era anche evidenziato che, in quella peculiare convention, ci fu anche chi votò “Si”! Voi direte: “E’ Allora, qual è il Problema”? Il dilemma di questo determinato adespoto, miei cari compagni di viaggio, sta nel fatto che, tra chi votò in maniera affermativa a quel progetto, ci furono: Nicola Schiavone (il figlio di Sandokan) e Alessandro Cirillo, altrimenti detto “O’-Sergente”. Due “Veri Pezzi da Novanta”, in altre parole, che sarebbero stati capacissimi di far ribaltare la suddetta decisione. Tale missiva, in breve, secondo i magistrati, serviva proprio a far saltare l’eventuale preparazione di quell’“Oscuro Piano Stragista”. Il mittente dell’epistola, cioè, secondo sempre gl’inquirenti, scrisse tale documento per evitarsi l’ergastolo. Costui, infatti, sarebbe stato il candidato più probabile a diventare, anche contro voglia, l’“Esecutore Materiale” dei suddetti omicidi. Tale comunicazione epistolare, in buona sostanza, non appena fu letta dalla suddetta redazione, venne subito consegnata ai carabinieri che ne fecero oggetto di un’“Informativa”. Saviano, infatti, da quel momento ebbe, a disposizione della sua scorta, un blindato e altre tre persone. Il ruolo dei giornali, quindi, in questo malsano gioco di pupi e pupari, come abbiamo già evidenziato, è stato sempre molto importante. Tale importanza, però, non è legata solamente alla possibilità di controllare gl’orientamenti dell’opinione pubblica, ma anche alla formidabile opportunità di poter usare, abbiamo già visto anche questo, gl’“Organi di Stampa” come dei veri e propri megafoni per, come nel caso del messaggio di Sandokan a Berlusconi, specifici comunicati individuali. Tali comunicazioni, pero, a volte sembrano, secondo quanto affermato da Saviano, adoperare “Un Linguaggio Diretto- quasi di Paese”,[39] per così dire [40]Iniziatico”. La Scorta, infatti, nello specifico caso di Roberto, non è stata data soltanto in conseguenza di qualche “Voce Rubata” in carcere o di una “Soffiata Anonima”, ma anche a causa di un certo modo, servilmente ambiguo, adottato soprattutto da una certa stampa locale, di riportare le notizie. Alcuni giornali campani, infatti, dopo l’“Esplosione Mediatica” del “Caso Gomorra-Saviano”, incominciarono a usare, nei loro articoli, certi dettagli e certe parole che non piacquero per nulla ai magistrati che, per primi, iniziarono a credere che fosse opportuno fornire la Scorta al nostro giovane eroe. Il 13 marzo 2008, [41]poi, durante un’udienza dell’appello del processo Spartacus, ci fu un nuovo colpo di scena. L’avvocato Michele Santonastaso, difensore di Francesco Bidognetti e Antonio Iovine, (all’epoca ancora latitante) produsse una lettera, firmata da entrambi i suoi assistiti. Una missiva di almeno sessanta pagine in cui, oltre all’appello alla “Legge Cirami” (riguardante la[42] “Legittima Suspicione”) e altre richieste di tipo giudiziario, c’era un “Preciso Atto d’Accusa”. Essi, infatti, scrissero che, se fossero stati condannati, “La Colpa” sarebbe stata del “Sostituto-Procuratore Raffaele Cantone, del Sostituto-Procuratore Federico Cafiero De Raho dello Pseudo - scrittore (con Odio, con Disprezzo), Roberto Saviano e della Cronista del Mattino Rosaria Capacchione”. “Questo Documento”, ha raccontato la Capacchione, “Letto in Maniera Anomala, perché non si leggono quei Documenti, in genere si Depositano in Istanza di Ricusazione, viene letta dalla Procura Antimafia, come una Minaccia Esplicita alle Persone Nominate”. Gl’ideatori dello scritto, in breve, secondo la Giornalista, hanno voluto indicare “Queste persone all’Esterno, perché fossero presi dei Provvedimenti”. La Capacchione, così, grazie a quell’inquietante messaggio, dovette avere anch’ella, a partire da metà marzo 2008, la “Scorta”. La “Vita Cambia”, l’abbiamo già visto, quando uno finisce sotto protezione. Una metamorfosi, così repentina e violenta, da sconvolgere in maniera totale l’essenza stessa del “Tuo Essere”. Una trasfigurazione socio-culturale, quindi, ancora più gravosa, se sei un giornalista. I membri di tale categoria lavorativa, infatti, soprattutto quando sono bravi e puntuali, proprio come lo è Rosaria Capacchione, [43]devono obbligatoriamente girare inosservati, ascoltare, parlare con gente che magari non ha sempre voglia di farsi riconoscere. Tutte cose, in breve, che non si possono più fare se hai due poliziotti o due carabinieri sempre dietro. Una violenza lacerante, in altre parole, che non ti fa dormire bene la notte. La giornalista del  Mattino, infatti, ha raccontato che, a volte, le è capitato di sognare di scappar via attraverso un “Cancello Secondario” del “Suo Palazzo”, perché “Non è tanto la Presenza, ma l’Idea della Presenza” e “L’Idea della Mancanza di Libertà, nel Decidere Improvvisamente, di fare Qualcosa”.  La lettura di quell’infame messaggio, quindi, fece, miei cari signori, in modo che si centuplicassero, ancora di più, le protezioni armate sia a Raffaele Cantone e sia a Roberto Saviano. Quel “Dannato Documento”, cioè, fece diventare Rosaria Capacchione, Raffaele Cantone, Federico Cafiero De Raho e Roberto Saviano dei veri e propri “Sorvegliati Speciali”. Voi, però, adesso vi starete chiedendo: “Ma cosa ha mai fatto, la Capacchione, per essere stata minacciata di morte più volte”? Il “Suo Lavoro”, miei cari ragazzi, portato avanti in maniera “Onesta” e “Coscienziosa”, raccontando cioè, sempre la “Realtà dei Fatti”. Costei poi, nel 2008, ha pubblicato, con la “Rizzoli”, un libro intitolato L'Oro della Camorra”. Questa particolare [44]opera, miei cari invitati, parla proprio di come i boss casalesi sono diventati ricchi e potenti manager e come influenzano e controllano l'economia di tutta la penisola: da Casal di Principe. Il nostro amico Roberto, intanto, ebbe un altro segnale della pericolosità della propria situazione. La DDA di Milano, infatti, ricevette, tra l’autunno e l’inverno del 2008, un’altra importante informativa. Nella quale c’era scritto che i camorristi volevano uccidere Roberto entro il Natale di quell’anno. Nel suddetto documento, difatti, vi era segnalata una frase molto particolare di uno dei camorristi. Costui, in breve, avrebbe detto così: “Gli Facciamo questo Panettone”! Nello stesso periodo, poi, (proprio nel cuore del territorio casalese) sulle pareti esterne della casa di Carmine Schiavone, ormai disabitata da tempo, comparve un disegno con una scritta al centro, ossia una bara col nome di Roberto sopra. Un “Murale” che, [45]secondo Saviano, risultò essere molto strano per quei luoghi pieni di gente interessata a solo qualche “Scritta Sportiva”. Quella particolare scritta, infatti, come tante altre, aventi il medesimo tono denigratorio, comparve perché, com’è stato affermato dallo stesso Saviano, servì a evidenziare che l’agire del nostro Roberto stava mettendo in crisi l’intera comunità che non ha ancora agito. Quei determinati murali, in breve, sono ancora adesso, la reincarnazione del “Mito della Caverna” in cui, chi “Esce Fuori” e poi ritorna per dire la “Verità” a tutti, finisce per essere[46] ucciso. La medesima cosa, però, non è accaduta solamente alla Capacchione e a Saviano, ma anche all’attore Giulio Cavalli. Costui, infatti, proprio come Saviano, a causa dei suoi spettacoli contro la Mafia, è costantemente sotto attacco. Certa brutta gente, difatti, ha iniziato a dire di lui, le medesime cose che si sono dette e continuano ancora a dirsi nei confronti di Roberto Saviano: “Sta Esagerando, Gioca a fare l’Eroe, lo fa per Avere Successo”. Il libro di Saviano, infatti, in tutti questi anni, ha avuto una grandissima popolarità. Esso, infatti, soltanto nella seconda metà del 2009, era già arrivato a due milioni di copie vendute. L’autore di Gomorra, in altre parole, in tutto questo tempo, grazie a tutti i suoi scritti e ai moltissimi [47]“Spettacoli Televisivi” a cui ha partecipato e anche collaborato, (sto pensando a “Vieni Via con Me” con Fabio Fazio) ha guadagnato, e forse guadagnerà ancora, molto di più di quanto guadagni qualsiasi [48]“Capo-Zona” del “Clan Casalese”. Il guadagno di Saviano, poi, ad differenza di quello dei Mafiosi, può considerarsi una “Retribuzione Pulita”. Questa, in poche parole, è un’altra delle “Gravi Colpe” imputate al nostro amico Roberto: l’aver dimostrato che può esserci un’altra “Strada”. Le infamanti offensive nei confronti di Saviano, in breve, sono la classica espressione di chi, essendo stato costretto per gran parte della sua vita, a vivere nell’oscurità più completa, avversa [49]la sfavillante bellezza del giorno, perché ferito dalla frastornante veemenza dei suoi raggi. Tali impetuose invettive, difatti, sono spesso proposte a Saviano, sotto forma di domande dal tono inquisitorio. [50]Esse, cioè, sono quesiti del tipo: “L’hai Fatto per il Tuo Interesse, L’hai Fatto per Guadagnare, L’hai fatto per la Tua Felicità”? Voi, però, adesso vi starete chiedendo: “Ma a tali Domande, come Diavolo si Risponde”? Io, miei cari lettori, vi posso dire quali sono le risposte di Roberto, repliche che, spero vivamente, condivideremo tutti! La maniera scelta, da Saviano per obbiettare a tali accuse, infatti, è, a parer mio, l’unica praticabile. Essa, cioè, si può sicuramente considerare, allo stesso tempo, sia semplice, che spiazzante. Il nostro amico Roberto, difatti, risponde dicendo: “ L’ho Fatto per il mio Interesse, perché è Mio Interesse che si vivi Meglio”! Saviano, quindi, ha fatto ciò che ha fatto per il conseguimento della “Propria Felicità” e per l’appagamento della “Propria Ambizione”. Il “Nostro Eroe”, infatti, è pienamente convinto, in quanto “Scrittore”, che le “Sue Parole” possano “Cambiare le Cose”. L’autore di “Gomorra” poi, a chi gli chiede, invece, se ha fatto tutto quel lavoro “Per Stare Meglio”, risponde “Assolutamente Si”! Roberto, inoltre, è accusato, dai suoi diabolici antagonisti, d’aver scritto Gomorra soltanto per “Finire sulle prime Pagine dei Giornali”. Un’altra calunnia, dunque, alla quale Saviano, risponde sempre col medesimo savuarfer. Egli, infatti, controbatte dicendo: “Assolutamente Sì”! Il nostro coraggioso autore, difatti, crede “Che la Visibilità Possa Trasformare” quella Terra. Saviano, per di più, come se non bastasse, è stato accusato anche di aver redatto, la sua prima opera, “Per un Rancore Personale”. L’ennesimo quesito, profumato di diffamazione, al quale il nostro Roberto risponde dicendo, indovinate un po’, “Assolutamente Sì”! Voi, allora, direte: “Ma a che cosa è dovuto, questo Rancore”? Il “Rancore Personale” del nostro Roberto, miei cari ospiti, è dovuto al fatto che “Queste Organizzazioni hanno fatto Vivere Male”, lui e tutti noi che siamo i suoi “Concittadini”. La sua “Vita Quotidiana”, come la nostra, è stata “Ed è Peggiorata da Loro”. Questo, in altre parole, è il motivo sostanziale per cui “Bisogna Avercela Personalmente con questi Personaggi”. Saviano, in aggiunta a tutto ciò, nel tentativo di spiegarsi meglio, ha raccontato che: “Loro hanno Compromesso, per esempio, i Posti”. Un caso esemplare, di questa particolare tipologia di corruzione, è quella della “Spiaggia di Castelvolturno”. I “Nostri Regali Malfattori”, infatti, in quel determinato luogo, hanno “Avvelenato, Distrutto, per sempre, in maniera Irrimediabile, quella Bellezza che, ancora Oggi, è Possibile Intravedere”. Costoro, cioè, come avrete già compreso, hanno dilaniato, con il loro spregiudicato modo di portare avanti qualsiasi “Lavoro Imprenditoriale”, la fulgente magnificenza di quella determinata spiaggia. Il Clan, in quella particolare zona, infatti, costruì, nella prima metà degl’anni ottanta, un  grosso complesso turistico chiamato: “Villaggio Coppola-Pianeta Mare”. Esso, in breve, contrariamente a quanto si può pensare, (Guardandolo di sfuggita) è stato edificato da questi, non sto esagerando, “Oscuri Vampiri” in completo spregio a tutto il “Sistema Normativo Italiano” in materia ambientale. Il Villaggio Coppola, però, non è stata, miei cari amici, l’“Unica Costruzione Abusiva” ascrivibile al suddetto territorio. Nel medesimo periodo, difatti, sono state costruite anche molte villette private che, però, in quest’ultimi anni, sono state occupate, almeno fino al 2008, da immigrati clandestini d’origine africana. La speculazione edilizia perpetrata in quel luogo, subito dopo il terremoto dell’ottanta, per chiarirci, ha fatto in modo che, molti chilometri di quel particolarissimo litorale, fossero risucchiati del loro splendore. Una parte della zona, inoltre, è diventata, lo si può facilmente verificare sul web, una “Pattumiera a Cielo Aperto”. L’8 giugno 2011, forse proprio in conseguenza di quel “Turpe Spettacolo”, un imprenditore campano, chiamato Ludovico Ucciero, di sessantacinque anni, è stato arrestato proprio nella zona di Castel Volturno, dai militari del “Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri” di Roma perchè ritenuto colluso con il clan camorristico dei Casalesi. Grazie al loro appoggio, secondo gli inquirenti, l’imprenditore si era “Aggiudicato Sistematicamente Appalti e Commesse per il Trasporto e lo Smaltimento di Rifiuti”, finanziando direttamente i capi-Zona del clan del gruppo[51] Bidognetti. Questi sporchi, affari in realtà, sono stati portati alla luce grazie alle dichiarazioni rese d’alcuni esponenti di quest'ultimo gruppo, divenuti ormai collaboratori di giustizia. L'uomo, in qualità di gestore di diverse società, si era aggiudicato, secondo le accuse con l’appoggio dei Casalesi, le commesse e gli appalti per il servizio di espurgo degli scarichi fognari nel territorio di Castel Volturno e per il trasporto dei fanghi dal depuratore della Foce Regi Lagni di Villa Literno, il servizio di trasporto e smaltimento del percolato prodotto nella discarica “Parco Saurino” del Comune di Santa Maria la Fossa. Le indagini, infine, voi non ci crederete, ma sono state guidate da un altro “Idolo Vivente”: il grande “Capitano Ultimo”, ossia quello che, tanto per intenderci, arrestò Salvatore Riina. Tutto quell’“Inquinamento Selvaggio”, comunque, ha fatto in modo che, in quella determinata zona, siano aumentati del 400%, almeno secondo quanto affermato [52]dagli esperti, i “Casi di Tumore Maligno”. Tutta la zona della pineta, poi, è completamente invasa da bande di spacciatori e di drogati collegate al Clan. Roberto, in altre parole miei cari invitati, ce l’ha, con quei “Pomposi Gaglioffi”, per tutti questi motivi e per molto altro ancora. Saviano, quindi, ha scritto Gomorra per [53]“Ridargli tutto quello che hanno fatto”, perché “Resti Traccia di tutto il Loro Veleno e non si Perda” nel tenebroso vortice delle notizie quotidianamente obliate dal frenetico scorrere della nostra vita giornaliera. Saviano, in breve, col suo magnifico lavoro, ha voluto restituirgli tutto il male che ci hanno, silenziosamente, imposto di patire. Roberto, dunque, sta combattendo, personalmente, una guerra, per la quale, invece, dovremmo lottare tutti. Saviano, difatti, almeno io la vedo così, non può proprio fare a meno di[54] svolgere la propria attività con una profonda abnegazione e con un’“Insopprimibile Risolutezza”; perché, miei cari ragazzi, stanno tutto qui le reali mansioni di un “Eroe”: compiere, qualunque essa sia, la propria occupazione lavorativa fino infondo senza aspettarsi alcuna ricompensa, se non la “Felicità” e il “Benessere” delle persone che, in qualunque maniera, usufruiscono del “Servizio” reso. Qualunque “Valoroso Combattente”, infatti, (come effettivamente è Roberto Saviano) se non ottemperasse alla “Sua Sacra Missione”, si sentirebbe dilaniato da “Laceranti Sensi di Colpa”. Questo è, miei cari invitati, il motivo sostanziale, per cui Roberto, si vede coinvolto in una “Battaglia Personale”.[55] Nei tempi antichi, miei cari amanti dei “Raffronti Storici”, quando si doveva combattere una guerra, s’invocava l’arrivo dell’“Eroe di Turno”, perché aiutasse quel determinato paese, a superare il difficile momento. L’Italia, purtroppo è così, è tornata, oggi giorno, a essere quel tipo di paese. Essa, infatti, soprattutto in quest’ultimi decenni, è completamente schiacciata da due preponderanti pesi: quello del “Potere Mafioso” e quello della “Corruzione Politica”. Questa è, miei cari compagni di viaggi, la cagione primaria per la quale abbiamo sempre un estremo bisogno di persone come Rosaria Capacchione, Roberto Saviano, Giulio Cavalli, il “Capitano Ultimo” e tanti altri; soltanto individui come loro, infatti, possono rialzare le sorti della “Nostra Grande Patria” e lottare senza alcuna tregua contro lo strapotere di questi “Oscuri Sistemi Criminali” e ridare un po’ di “Vera Pace” ai nostri concittadini. Quest’ “Impavidi Cavalieri della Giustizia”, in buona sostanza, hanno, grazie anche ai “Moderni Mas-Media”, infranto la sfavillante corazza d’invulnerabilità di questi “Oscuri Signorotti Feudali” dall’arcano e maligno potere e dimostrato, forse una volta per tutte, che, questi “Sanguinari Aguzzini”, non sono “Semi-Dei” che non si possono ne “Nominare invano”, ne “Toccare”, ma “Semplici Uomini” che hanno adoperato la loro, se pur “Minima Supremazia Psicologica” per “Sfruttare” e [56]“Terrorizzare” la loro stessa gente. Nel caso di Gomorra, per esempio, (secondo Saviano) ciò che ha spaventato di più, questi ignobili criminali, non è stato ne il libro e ne quello che c’è scritto, ma il “Semplice Fatto” che “Quel Libro” e quello che ci sta scritto dentro “E’ Diventato Argomento di Molti, E’ Rimbalzato sulla Lingua di Tutti, E’ stato negl’Occhi di Moltissimi”. Roberto, in poche parole, ha affermato che: “E’ Successo, questa Sorta di Miracolo; cioè, il Lettore ha Deciso, la Persona che ha Scelto Leggerlo, d’Acquistare, di Parlare, di Sostenere, insomma (in ogni tipo di modo Possibile e Immaginabile), ha  Spostato, ha Imposto che l’Attenzione fosse su quell’Argomento”. “Questo”, conclude Saviano, “ha  Messo Paura quelle Organizzazioni, nient’altro, nient’altro”! Gomorra, infatti, è stato letto, non solo in tutta Italia e in Europa, ma anche in Corea, Giappone, Australia, Sud’America, “U.S.A.”, Brasile, Messico, Cile, Uruguay, Canada e persino Arabia Saudita. Tutti questi paesi, in breve, hanno “Iniziato a Interrogarsi su questo Clan” e a stare molto attenti. I Casalesi, infatti, in gran parte dei suddetti Paesi, hanno “Forti Interessi Economici”. I[57] La-Torre, per esempio, in Scozia (nella città di Aberlink), ha fondato una vera e propria “Colonia Economica” composta da grandi catene di alberghi e ristoranti. Tutte queste attività, fra l’altro, sono così famose da essere citate dalle più importanti “Guide Turistiche”.                                                                                                                            [58]Il 18 giugno 2008, la chiusura del “Processo d’Appello” del processo Spartacus, grazie ai riflettori accesi da e su Saviano, (ma questo non è importante, perchè i riflettori servono comunque) su tutto quest’oscuro male, è piena d'inviati da tutto il mondo. Il verdetto d’appello, in sostanza confermò gli ergastoli per tutti i capi dell’organizzazione, sia per quelli in carcere sia per quelli ancora in fuga. Saviano a quella storica sentenza, reagì come solo un vero Eroe poteva reagire. Egli, infatti, disse: “Il Mio Primo Pensiero  va a tutti i Caduti che in questi Anni hanno avuto Pochissima Attenzione o soltanto un’Attenzione Legale”. “Questa Sentenza”, disse ancora Roberto, “Può Essere Considerata l’Inizio e non la Fine di un Percorso di Attenzione Rivolta a quel Gruppo Criminale”. Schiavone, invece, il giorno della “Chiusura del Dibattimento”, come ogni buon “Vigliacco” che rifugge dalle “Sue Responsabilità”, dichiarò: “Siccome non sono una Fiera da Gabbia; per questo Motivo, Io Rinuncio e me ne Vado, Perché non Voglio Essere Ripreso da Telekabul”.   Il processo Spartacus, in poche parole, fu un’importante battaglia, vinta. La guerra, però, sembra continuare. Nel frattempo, infatti, tra il 2008/2009, iniziò la cosiddetta campagna di primavera. Questa vera e propria "Operazione Militare", miei cari ragazzi, fu portata avanti dall’ala stragista della corporazione, guidata da Giuseppe Setola, altrimenti detto “Giuseppe O’ Cecato”. Egli, difatti, secondo una perizia, era impossibilitato a vedere da un occhio. Tale problema però non deve essere tanto grave perché Setola sa sparare benissimo. Egli scappò dai suoi arresti domiciliari a Pavia e organizzò un vero e proprio piano di guerra per riaffermare il sanguinario potere dell’organizzazione. Il piano di Setola, in breve, puntò su tre obiettivi:

1.      “Tagliare il Terreno sotto i Piedi ai Pentiti”, uccidendo i loro familiari.

2.      “Dare un Avvertimento agl’Imprenditori che Denunciavano”; da ciò, in sostanza, nacquero “L’Omicidio Noviello” e “L’Omicidio Granata”.

3.      “Dare un Avvertimento a tutti i Gruppi di Africani che sul Territorio fanno Spaccio di Droga, Sfruttano la Prostituzione, che storicamente pagavano la Tangente ai Casalesi per fare queste Attività”. Setola, cioè, attaccò quelle bande africane, perché aumentassero la suddetta tangente al suo Clan. Il primo a cadere, per mano dei trenta uomini di Setola, fu Umberto Bidognetti, padre di Domenico Bidognetti, ossia il nipote di Francesco. Umberto, in breve, quel 2 maggio 2008, dovette pagare per il “Pentimento” del figlio. Egli, cioè, tanto per intenderci, fu ucciso nel suo allevamento di bufali con più di una decina di colpi. Il 16 maggio, del medesimo anno poi, fu ucciso Domenico Noviello. Costui, miei cari lettori, era un uomo di 65, che sette anni prima, aveva detto “No al Pizzo”. Egli, infatti, possedeva un “Auto-Scuola”  di Castelvolturno. I Guadagni di quella attività, in breve, facevano “Molta Gola” al gruppo Bidognetti. Noviello, però, essendo una “Persona per Bene”, aveva deciso di ribellarsi e avvisò le forze dell’ordine che arrestò, gl’esattori del clan, in “Flagranza di Reato”. Noviello, in conseguenza di tutto ciò, finì anche sotto scorta. Tale “Protezione”, però, durò soltanto qualche anno, perché i magistrati pensarono, qualche tempo prima della sua morte, che non ci fosse più pericolo. Quel giorno di maggio, in breve, Noviello salutò la sua famiglia per l’ultima volta. Egli, infatti, quella mattina, mentre stava andando a lavoro si fermò, come ogni giorno, a prendere un caffè al bar. Egli, però, purtroppo non fece mai in tempo. Noviello, difatti, mentre stava parcheggiando, fu raggiunto da alcune che gli spararono 21 colpi di pistola. L’undici luglio 2008, invece, uccisero Raffaele Granata che aveva uno stabilimento a Marina- di Varcaturo. Il signor Raffaele, quel giorno, dissero le indagini degl’inquirenti, mentre stava lavorando al bar, fu raggiunto da due uomini con i “Caschi Integrali” che gli spararono 10 colpi di pistola. Il gruppo di Setola, in breve, commise 18 omicidi nel giro di 5 mesi, tra cui una strage di ganesi. Quell’“Infernale Bagno di Sangue”, però, ebbe un precedente ben preso. [59]Il 18 agosto 2008, infatti, intorno alle 19.10, un commando di camorra, composto da motociclisti su due moto coi volti protetti da caschi integrali ed un “Furgone Fiat Scudo” sparò diversi colpi di Kalashnikov contro la sede dell’“Associazione Nigeriana Campana”, in Via Cesare Battisti nr 1 di Castel Volturno, dove erano riunite 14 persone, tra cui 4 bambini, rimasti illesi solo perché giocavano all'interno della casa.                                                                                                                                                                    L'obiettivo dell'agguato, il presidente dell'associazione Teddy Egonwman, mediatore culturale ed interprete per la Polizia di Stato, si batte da anni contro il racket della prostituzione e della droga che coinvolge una parte della comunità nigeriana di Castelvolturno, e i cui boss sono agli ordini dei casalesi, secondo un patto nato poco dopo la strage di Pescopagano e che vede camorristi e mafiosi nigeriani vivere in parallelo sul litorale Domizio con scambio di armi, garanzia della vigilanza per le case dei latitanti, la “Tassa” pagata ai casalesi sul giro di affari di droga e prostituzione, la gestione dei “Money Transfer”.                                                                                                                                          La “Polizia Scientifica”, inoltre, basandosi su accurati “Esami Balistici”, effettuati, successivamente alla strage di Castelvolturno, evidenziò che il fucile Kalashnikov usato nell'agguato agguato del 18 agosto, in cui furono ferite cinque persone, compresi Teddy Egonwman, era lo stesso del massacro del 18 settembre. L'agguato causò il ferimento di 6 persone, tra cui una donna, alcune delle quali in modo grave avendo riportato ferite al capo o al torace, circostanza questa che non lasciava dubbi sui propositi stragisti ed “Omicidiari” degli autori. Nell'occasione furono impiegate tre armi diverse, come risultò dal rinvenimento di 24 bossoli riconducibili ad un fucile mitragliatore Kalashnikov, ed altri 4 esplosi da due diverse pistole una “Calibro 9x21” ed una “Calibro 40”. Nella ricostruzione effettuata dagli investigatori della Squadra Mobile è stato possibile comprendere bene anche il ruolo dei protagonisti: Davide Granato impugnò la pistola Calibro 40; Setola, disceso dal furgone Fiat guidato da Antonio Alluce, utilizzò il Kalashnikov sparando dopo avere appoggiato il mitra sulla inferriata del cancello, Giovanni Letizia, armato della pistola calibro 9x21, entrò all'interno del cortile. Le armi di Setola e Letizia dopo le prime raffiche si incepparono, circostanza che impedì che il gruppo attuasse il proposito di entrare nell'appartamento ed uccidere i presenti, circostanza, questa, confermata da Spagnuolo Oreste che rivestiva un ruolo di copertura. Voi, però, vi starete chiedendo: “Ma cosa Diamine è accaduto la sera del 18 settembre”? quella sera, miei cari ospiti, il gruppo di Setola dava la caccia al pregiudicato Antonio Celiento, proprietario della sala giochi situata in via Giorgio Vasari a Baia Verde, con precedenti penali per furto e rapina. Quest’ultimo, in breve, fu raggiunto da una da una sessantina di proiettili davanti al suo esercizio; ricoverato d'urgenza presso la clinica Pineta Verde, morì poco dopo.                                                                                                               Il  medesimo commando omicida, dopo l’attentato a Celiento a distanza di venti minuti dal primo episodio, raggiunse la sartoria “O. Ob. Exotic Fashions”, al civico 109761 della “SS. Domitiana”. Sei cittadini ghanesi, che si trovavano all'interno o nei pressi della sartoria rimangono vittime di un impressionante volume di fuoco esploso, come verrà poi accertato, da almeno sette armi di modello e calibro diverso: sul posto venivano infatti repertati ben 125 bossoli riconducibili a due mitra calibro 7x62 tipo AK7 c. d. Kalashnikov, una pistola mitragliatrice cal. 9 parabellum, 4 pistole semiautomatiche (due calibro 9 parabellum, una calibro 9x21 ed una cal. 9x17). Il raid stragista, secondo l’analisi degl’inquirenti durò meno di trenta secondi. Gl’investigatori, anche in questo caso, hanno potuto ricostruire la dinamica ed il ruolo degli stragisti: Alessandro Cirillo era l'autista della “Fiat Punto”, Granato utilizzava una pistola semiautomatica 9x21, Letizia impugnava una pistola mitragliatrice ed una semiautomatica, Setola un Kalashnikov, mentre il secondo era imbracciato da Oreste Spagnuolo.                                                                                                I tre principali responsabili della strage furono inchiodati da foto segnaletiche dei carabinieri mostrate al ghanese Joseph Ayimbora durante il ricovero in ospedale. Grazie alla testimonianza dell'unico sopravvissuto, emerse che i sicari indossavano divise della polizia. Tutto ciò provocò la protesta della comunità africana, che blocca la città e che, come ha ricordato Roberto Saviano, dice in sostanza “Mai più, non Osate mai più”! Gli africani, non solo sono venuti nel nostro Paese per prendersi carico di alcuni lavori che noi non vogliamo fare più, ma anche di diritti che noi abbiamo preso sotto gamba, che abbiamo gettato nel dimenticatoio, dandoli per scontati. E’ importante considerare che le uniche due rivolte africane contro la mafia siano state quelle degli africani a Castelvolturno e a Rosarno in Calabria contro la “’Ndrangheta”. La strage di Castelvolturno fu talmente eclatante e sanguinosa che la procura anti-mafia constatò l’aggravante del terrorismo, perché Setola e i suoi avevano sparato nel mucchio, senza colpire precisi bersagli. Il processo per la strage di Castelvolturno, iniziò il 12 novembre 2009 presso la Corte d'assise di Santa Maria Capua Vetere, i sei imputati: Giuseppe Setola, Davide Granato, Antonio Alluce, Alessandro Cirillo, Giovanni Letizia e Oreste Spagnuolo (quest'ultimo divenuto collaboratore di giustizia) sono stati accusati di “Strage a Finalità Terroristica” aggravata dall’“Odio Razziale”, omicidio e “Tentato Omicidio”. La “Sentenza di Primo Grado” si ebbe il 14 gennaio 2011, i giudici hanno condannato all'ergastolo Giuseppe Setola, Davide Granato, Alessandro Cirillo (assolto per la strage) e Giovanni Letizia. Mentre è stato condannato a 23 anni di reclusione Antonio Alluce.                                                                                                                             I giudici, in poche parole, confermarono le tesi dell'accusa per quanto riguarda l’aggravante dell’odio razziale e delle finalità terroristiche, un caso senza precedenti nella storia giudiziaria della camorra.                                                                                                                                                La corporazione dei Casalesi, però, è ancora oggi, molto presente e ancora estremamente agguerrita. Costoro, infatti, nonostante gli arresti di Raffaele Diana avvenuto il [60]3 Maggio 2009 e di Giuseppe Setola, avvenuto il [61]14 gennaio del 2009, la corporazione casalese è ancora molto presente e molto forte sul territorio economico-criminale. Nel 2009, infatti, le forze dell’ordine sequestrarono molti beni del clan di Giuseppe Setola e di Bidognetti, per il valore complessivo di 50 milioni di euro. Il 17 novembre 2010 fu arrestato, poi, [62]Antonio Iovine che si trovava in un covo di Casal di Principe, nella quinta traversa di via Cavour, in casa di un uomo considerato adesso un suo fiancheggiatore. Il Boss si nascondeva in una intercapedine ricavata in una villetta appartenente alla famiglia di Marco Borrata, della stessa età di Iovine. Voi, però, vi sarete chiesti cosa pensava mentre sorrideva a quel modo, beh, miei cari amici, visto, tutto quello che sta succedendo a Napoli con l’invasione della spazzatura, c’è forse da capirlo.                                                                                                                                  Il 25 Aprile 2011, inoltre, è stato arrestato Vincenzo Schiavone, considerato[63] il ragioniere del clan dei casalesi. Egli è stato soprannominato O’ Copertone per la sua mania di bruciare le macchine alle persone a cui chiedeva il pizzo. Il giorno in cui è stato arrestato si trovava in una clinica dell’Alta Irpinia ricoverato sotto falso nome a seguito di problemi oncologici avuti in precedenza; durante una perquisizione, risalente a tre anni fa, fu ritrovato in un suo computer l’intera contabilità del clan, con tutti i nomi degli imprenditori e dei commercianti che taglieggiava. Il 15 gennaio 2010, intanto,  si è avuta la “Sentenza di Cassazione del[64] Processo Spartacus”. Essa, in breve, ha respinto tutti i ricorsi presentati dai 24 imputati condannati in appello, e condannati all’ergastolo sedici camorristi. Quasi tutti i Capi dell’organizzazione (tranne Zagaria), resteranno in carcere per sempre!                                                                                                                       Il clan dei casalesi, nel frattempo però, secondo alcune indagini degli inquirenti, ha allungato i suoi artigli anche sul “Calcio-Scommesse”. La squadra mobile di [65]Napoli, infatti, ha segnalato i nomi di alcuni esponenti della malavita napoletana, i quali entravano allo stadio con biglietti gratuiti riservati al comune di Napoli, tra cui un uomo di fiducia di Michele Zagaria. Inoltre, secondo alcune indiscrezioni datemi da certi tifosi sfegatati di mia conoscenza, è molto probabile che la squadra napoletana si sia per così dire venduta nelle ultime tre partite di campionato, regalando lo scudetto al Milan.                                               

 [66]I casalesi, inoltre, secondo una notizia del 13 giugno 2011 aveva messo i tentacoli nel mondo dell’esercito: la soldatessa Laura Titta, infatti, era un membro a tutti gli effetti del gruppo di Setola.                                                                                                                  Miei cari ragazzi, in altre parole, ora sappiamo come Setola si sia procurato tutte quelle armi per fare la campagna di primavera. I nostri oscuri protagonisti, infine, secondo un pettegolezzo arrivato alle mie orecchie (badate solo un pettegolezzo al quale, però, io credo cecamente, perché mi è stato detto con una tale semplicità e con il sorriso sulle labbra) hanno messo le mani anche nel “Mondo dell’Assistenza ai Disabili”. Una nostra vecchia conoscenza, Gerardo Longo, presidente della cooperativa Levante, è parente di un personaggio del clan dei Casalesi.                                                                                                 [67]Diceva Bertolt Brecht: “Beato quel Paese che non ha Bisogno di Eroi”; io, miei cari amici, credo, permettetemi di dirlo, che un paese che non ha bisogno di eroi è un luogo in cui tutti gli abitanti sono degli eroi e che, in quanto tali, sono capaci di dire: “Francesco e Vincenzo Schiavone, Michele Zagaria, Antonio Iovine, Silvio Berlusconi, Nicola Cosentino, Laura Titta, Gerardo Longo Andate Via, questa Terra non vi Appartiene”!

Antonio Aroldo


                                                                                                                                                                                          





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[6] http://it.wikipedia.org/wiki/Nicola_Cosentino
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[21] http://www.robertosaviano.it/articoli/il-clan-dei-casalesi-conquista-il-centro-di-milano/
[22] http://www.youtube.com/user/cittadinocampano?blend=20&ob=5#p/u/0/BZpSp3PdNz8
[23] http://www.youtube.com/watch?v=5bMjdKxYTzs&feature=related
[24]http://www.youtube.com/watch?v=5bMjdKxYTzs&feature=related
[25] http://www.youtube.com/watch?v=csYroq4kShg&feature=related
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[27] http://it.wikipedia.org/wiki/The_Lancet
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[31] http://it.wikipedia.org/wiki/Totem
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[36] http://www.youtube.com/watch?v=PAHlBd_Dhb8&NR=1
[37] http://it.wikipedia.org/wiki/Mito_della_caverna
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[39] http://www.youtube.com/watch?v=dOpATyPUfgc
[40] http://www.youtube.com/watch?v=csYroq4kShg&feature=related
[41] http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-a53c6e04-8f57-4668-9556-9dd5f583fe9e.html?p=0
[42] http://it.wikipedia.org/wiki/Processo_Spartacus
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[44] http://it.wikipedia.org/wiki/Rosaria_Capacchione
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[46] http://it.wikipedia.org/wiki/Mito_della_caverna
[47] http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-b276ac2c-748e-4720-a541-98f6925f8952.html
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[49] http://it.wikipedia.org/wiki/Mito_della_caverna
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[51]http://www.positanonews.it/articoli/58550/casalesi_capitano_ultimo_arresta_imprenditore_dal_depuratore_alla_discarica_gestiva_tutti_i_rifiuti_per_conto_del_clan.html
[52] http://www.youtube.com/watch?v=nJgJslOGGuk
[53] http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-a53c6e04-8f57-4668-9556-9dd5f583fe9e.html?p=0
[54] http://it.wikipedia.org/wiki/Eroe
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[57]http://www.youtube.com/watch?v=tqOjYaOUIA4&feature=related
[58] http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-a53c6e04-8f57-4668-9556-9dd5f583fe9e.html?p=0
[59] http://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Castelvolturno
[60] http://tg24.sky.it/tg24/cronaca/2009/05/03/Camorra_arrestato_il_boss_dei_Casalesi_Raffaele_Diana.html
[61] http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/cronaca/camorra-6/arresto-setola/arresto-setola.html
[62] http://www.ilpost.it/2010/11/17/larresto-di-antonio-iovine/
[63] http://tg24.sky.it/tg24/cronaca/2011/04/25/camorra_vincenzo_schiavone_arrestato_clan_casalesi.html
[64] http://it.wikipedia.org/wiki/Processo_Spartacus
[65] http://www.areanapoli.it/rassegna-stampa/napoli-boss-in-tribuna-d-onore-la-denuncia-della-questura_34485.html
[66] laura-titta-la-soldatessa-arrestata-camice-stirate-al-boss-e-fidanzati-puniti
[67]http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-a53c6e04-8f57-4668-9556-9dd5f583fe9e.html?p=0