“La Casa Italiana del Popolo del Re
Davide” 
Il
Ghetto di Venezia fu istituito il 29 maggio 1516 in un luogo dove nel medioevo
si “Gettavano” le Scorie per la Lavorazione del Rame. Le Case degli Ebrei
Veneziani erano diroccate, Fatiscenti e non erano di loro proprietà, ossia
erano in affitto. Gli abitanti di quel determinato luogo, infatti, non potevano
possedere nulla, soltanto le monete che prestavano in cambio di qualcosa di
valore, ma non tutti gli oggetti potevano essere dati in Garanzia. Le Croci,
per esempio, non dovevano essere toccate altrimenti si finiva davanti alla
Santa Inquisizione, proprio come accadde a un certo Elia Calami. Le Regole del
Commercio dell’epoca, però, erano più forti della Religione ed il nostro
protagonista poté tornare a casa prima del Tramonto e cioè prima della Chiusura
delle Porte del Ghetto. Un Ebreo pescato fuori poteva essere vittima di
Vendette e di Angherie.
Antonio Aroldo

[1]
“La Lupa dalle Zampe Sporche”
“Il
Dipinto Dorato Sporco di Sangue”
Papa
Paolo III Farnese, nel 1542, istituì l’organo del Santo Uffizio che ebbe il
Grave Compito d’occuparsi di tutte le Congregazioni Religiose e non, avverse
alla Chiesa Romana. I Tribunali
Ecclesiastici, in realtà però, esistevano già da tempo ed erano di competenza
dei Vescovi Locali e si occupavano del Reato di Bestemmia, Eresia e quant’altro.
Tutto il Lavoro, con il Nuovo Collegio Cardinalizio, è dato a un Tribunale
Supremo che rispondeva, soltanto, al Romano Pontefice. Lo Scopo era di
difendere la Vera Fede rivelata da Dio per mezzo della Bibbia e della Sua Santa
Chiesa, ma con il tempo l’essenza di quel determinato Compito, fu dimenticato
sotto il Grande peso della Corruzione e dell’Interesse. Il Processo a Giordano
Bruno s’inscrive in tutto questo Quadro nel 1593.
Antonio Aroldo
“Libri di Propaganda”
La
letteratura degli Stati del Sud è stata sempre molto faziosa e riduttiva per
quanto riguarda il mondo dello Schiavismo. Gli scritti su tale questione,
infatti, sono stati sempre incapaci d’esprimere un Giudizio Sereno ed equo su
questo problema. Una problematica, questa, che, purtroppo, si è protratta fino
ai giorni nostri e che non riesce a condannare apertamente la Schiavitù per
quello che è, e allo stesso tempo, a non dare una fotografia nitida di quel determinato
fenomeno. Una visione, quindi, che dia conto dei “Lati Neri”, ma anche delle
Cose meno brutte della Faccenda.
Antonio Aroldo
[1]
“Una Grande Arma Batteriologica per
Distruggere gli Imperi Dorati”
Molte
Malattie dell’Europa Occidentale non esistevano in America del Sud. Il Morbillo
e il Vaiolo, tanto per fare un esempio concreto, furono portati, inconsapevolmente,
dall’esercito dei “Conquistadores” di Hermann Cortes e poi di Francisco Pizarro.
I loro “Bacilli”, infatti, furono, per così dire, ospitati dal Cavallo e da
alcune Bestie da Soma direttamente importate dal Territorio Europeo e che
annientarono radicalmente quasi tutta la popolazione indiana di quei territori.
Gli Aztechi e gli Inca, difatti, non avevano mai visto quel determinato tipo
d’animali, e quindi, non possedevano il Sistema Immunitario adatto per
difendersi da quei determinati Virus e ciò significò lo Sterminio per quelle
popolazioni precolombiane del Messico e del Perù.
Antonio Aroldo
[1]
“Un Rito di Fidanzamento molto Osé
per un Fiore non ancora Sbocciato”
Maria-Antonietta,
quando diventò principessa di Francia, fu accompagnata su un isolotto che si
trovava, più o meno a metà strada tra la sua Ex Madre-Patria e quella Nuova.
Questo piccolissimo territorio è poco più grande di uno Scoglio, ma comunque
risultò abbastanza capiente per ospitare, sia la Delegazione Austriaca, che
quella Francese i cui Tendoni furono messi uno difronte all’altro. La nostra
bella protagonista, tanto per farla breve, dovette entrare, prima in quello
austriaco dove fu spogliata di ogni cosa e poi entrare in quello francese
completamente Nuda attraversando pochi metri con molta lentezza e Vergogna,
dove fu rivestita dei Colori e dei Gioielli Francesi. Il luogo di cui sto
parlando, almeno così narra questa Storia (tra mito e realtà), è l’Isolotto di
San Giuseppe.
Antonio Aroldo
[1]
“Un Grande Amore Sfrortunato”
“Amor, ch’a nullo amato amar perdona”.
Questi bellissimi versi, che penso tutti conosciamo,
nascondono almeno secondo me, il light-motive della nostra storia di oggi. Il
re inglese Giorgio III, agli inizi dell’Ottocento, era molto malato.
Sua moglie, per trovare un modo per sfuggire dalle sue sfuriate e dalla sua
demenza, prese un villino affianco al Palazzo Reale e lì si rifugiava con le
sue figlie. Questo rifugio era un paradiso dove potevano fare quello che
volevano. La Regina, a volte però, era troppo triste e arrabbiata per pensare
alle sue figlie. Le principesse, allora, cercarono altre distrazioni. La figlia
più piccola, in particolare, che si chiamava Amelia, s’innamorò del primo
scudiero del re. Tra di loro, infatti, scoppiò una passione travolgente e un
forte scambio di lettere, in cui lei a volte si firmava Amelia Fritz-Roy, ossia
con il cognome di lui, egli infatti si chiamava Charles Fritz-Roy. Pochi giorni
prima della morte del re avvenuta nel 1810, purtroppo però la nostra
protagonista si ammalò di tubercolosi e il 2 Novembre dello stesso anno, ella
morì. Nel suo testamento lasciò tutti i suoi averi al suo amato. Tutto ciò fu
motivo di grande scandalo per l’intera corte e alla fine Charles Fritz-Roy
dovette rinunciare all’eredità.
Antonio Aroldo
“Le Vie del Grande Impero della
Svastica”
Adolf
Hitler, all’inizio della Sua Avventura come Fuhrer Tedesco, voleva fare della
Città di Berlino il Centro del Suo Nuovo Impero Europeo. Egli per ottenere ciò,
diede l’incarico a Fritz Todd di costruire Grandi Strade per le Nuove Automobili
del Popolo Germanico che, di lì a poco, sarebbero dovute uscire sul Mercato. La
Forza-Lavoro usata, per esaudire i Desideri del Grande Capo Nazista, fu quella
degli Ebrei e poi, in un secondo momento, quella dei Prigionieri di Guerra. Questo
progetto, comunque sia, fu gradualmente abbandonato per via del Conflitto
Bellico e i Pochi Chilometri macinati dagli Operai servivano tutti per gli
Automezzi Militari.
Antonio Aroldo