[2]I
norvegesi, secondo Hitler, erano la razza eletta per eccellenza. Il [3]führer,
infatti, fece impiantare nel territorio norvegese ben 10 centri Lebensborn,
ossia uno in più rispetto a quelli installati in tutta la Germania. Questi
luoghi, generalmente, furono costruiti nelle zone di campagna, lontano da
indiscreti. Il progetto Lebensborn, difatti, era, almeno sulla carta, un
programma segreto. Gli esperti non sono mai stati in grado di dire il numero
esatto delle madri del territorio norvegese che parteciparono al suddetto piano
di Prolificazione, ma deve essere stata una cifra ragguardevole, perché la
quantità dei bambini registrati dal Lebensborn, si aggirava all’incirca fra i
10.000 e le 12.000 nascite, in altre parole possiamo formulare soltanto delle
ipotesi.
Antonio
Aroldo
[1] Tutti i
Diritti sono Riservati al Firmatario del Presente Articolo
[2] “I Figli
di Hitler”: a cura di K. Ericsson e di E. Simonsen =pag. 32
[2]I
norvegesi, secondo Hitler, erano la razza eletta per eccellenza. Il [3]führer,
infatti, fece impiantare nel territorio norvegese ben 10 centri Lebensborn,
ossia uno in più rispetto a quelli installati in tutta la Germania. Questi luoghi,
generalmente, furono costruiti nelle zone di campagna, lontano da indiscreti. Il
progetto Lebensborn, difatti, era, almeno sulla carta, un programma segreto. Gli
esperti non sono mai stati in grado di dire il numero esatto delle madri del
territorio norvegese che parteciparono al suddetto piano di Prolificazione, ma
deve essere stata una cifra ragguardevole, perché la quantità dei bambini
registrati dal Lebensborn, si aggirava all’incirca fra i 10.000 e le 12.000
nascite, in altre parole possiamo formulare soltanto delle ipotesi.
Antonio
Aroldo
[1] Tutti i
Diritti sono Riservati al Firmatario del Presente Articolo
[2] “I Figli
di Hitler”: a cura di K. Ericsson e di E. Simonsen =pag. 32
[2]L’uomo
fin dall’inizio dei tempi ha sempre cercato in maniera spasmodica quale fosse
il senso della propria esistenza sulla terra. Tutto ciò, però, è stato soltanto
il fulcro di un’altra grande caccia, ossia quella per trovare l’essenza divina
e creatrice del mondo. Una vera e propria indagine, quindi, che ha tenuto
occupati e che tuttora mantiene operativi gli studiosi di qualsiasi disciplina
scientifica e filosofica. Un’investigazione, in altri termini, a tutto tondo. Un’analisi
attenta, scrupolosa della realtà che ci circonda, che però, mira a soddisfare
un solo, incommensurabile bisogno: quello di non rimanere soli. Dio, infatti,
per me è solo un pensiero confortante, proprio come il buon vecchio Babbo
Natale. Voi provate, per un attimo, a considerare le cose che non vanno nel
mondo e mi darete ragione.
Antonio Aroldo
[1] Tutti i
Diritti sono Riservati al Firmatario del Presente Articolo
[2] Weber- “La
Scienza come Professione”: introduzione pag. 41